Il medico e lo stile di leadership

Esistono tante, diverse, classificazioni e tipologie di leadership: nessuna è, a priori, giusta o sbagliata. 

Spesso pensiamo che lo stile di leadership sia la modalità con cui comandiamo gli altri, soprattutto in ambito professionale.

Spesso ci è stata trasmessa l’idea che ciascuno abbia uno stile di leadership e che questo sia fisso e immutabile. È l’equivalente del pensare “sono fatto così, e non posso cambiare” quando scopriamo che qualcosa di noi, generalmente un’abitudine o un comportamento, non ci piace o ci crea problemi.

Entrambe questa affermazioni sono convinzioni limitanti, praticamente preconcetti che limitano il nostro potenziale, e il nostro futuro.

La leadership come viene intesa sempre più spesso è più una caratteristica legata alla gestione che al comando.

  • Possiamo anche esaminare la leadership che manifestiamo verso noi stessi: perché la prima e principale gestione di ciascuno è quella verso se stessi, ciò che rende possibile diventare migliori giorno per giorno e costruirsi la vita in maniera proattiva.

Ragioniamo dunque sulla leadership del medico intesa come la modalità con cui gestisce il paziente.

È quella che determina il rapporto che si instaura tra medico e paziente, influenzando

  • quante e quali informazioni fornisce il paziente durante l’anamnesi,
  • la fiducia verso il medico,
  • la credibilità stessa del medico,
  • la compliance del paziente
  • e, aspetto fondamentale, la possibilità che il medico ha di fidelizzare il paziente.


Il medico ha un suo stile di leadership, innato o appreso durante gli anni di studio, modulato negli anni di pratica, condizionato dai successi professionali e dall’ambiente in cui lavora.

  • Limitarsi a questo, con le dovute differenze, è l’equivalente del vecchio modello di capo nelle aziende: io sono così, il dipendente deve adattarsi. Il medico che intende la leadership in modalità monolitica avrà pazienti che lo seguono e pazienti che lo fuggono.  

Oggi si tende più a cercare uno stile di leadership flessibile, che tiene conto dell’interazione tra capo e dipendente, tra medico e paziente.

È forse un po’ più complesso, ma aumenta moltissimo le possibilità di successo, compliance, fidelizzazione, e anche i risultati terapeutici.

Per ora sono parole al vento? Presto vedremo diversi stili di leadership del medico e i relativi vantaggi e svantaggi.

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Non so come si insegni la storia oggi. Ai miei tempi, parecchi anni fa, la storia era una favola affascinante, ricca di personaggi, o una sequela di date: dipendeva dall’insegnante. Ma era sempre nettamente separata dall’educazione civica (che, bisogna dirlo, era piuttosto trascurata e, quando l’insegnante si ricordava, consisteva solo nella lettura della Costituzione: meglio di niente, ma troppo poco per educare dei cittadini). Certo, l'educazione civica è lo studio delle forme di governo di una cittadinanza, con particolare attenzione al ruolo dei cittadini, alla gestione e al modo di operare dello Stato, quindi non deve necessariamente preoccuparsi di sviluppare cittadini educati, ma solo informati. Non so neanche se l’insegnamento si chiami ancora Storia ed Educazione civica. Però credo che, attraverso l’insegnamento della Storia, si possano formare le coscienze, e migliorare la qualità di vita di tutti. La vittoria di Pirro ne è un bell’esempio . Sicuramente è importante spiegare che Pirro, re dell’Epiro, sfidò Roma, invadendo l’Italia nel terzo secolo avanti Cristo. In una delle battaglie (quella finale) i romani persero, ma causando tante e tali perdite all’esercito di Pirro che questi fu costretto ad abbandonare la guerra. Si possono aggiungere le date, spiegare la strategia militare, i nomi dei generali romani, e tutto quanto è compreso nel testo di storia, funzionale all’età dello studente. Ma si può anche cogliere l’occasione per spiegare che la definizione di “vittoria di Pirro” è rimasta nei modi di dire per evidenziare come una vittoria può equivalere ad una sconfitta . E da qui spiegare che non esiste solo la dicotomia vittoria – sconfitta, che non è indispensabile vincere o perdere. Se c’è un contrasto, se ci sono diversi punti di vista o diversi obiettivi, si può vincere insieme. Grazie a Pirro diventa più semplice spiegare quanto sono vane alcune liti, e quanto invece si può guadagnare con una negoziazione . Attenzione! Negoziazione, e non compromesso! Quando la guerra è in atto, al massimo si raggiunge un compromesso. Ma prima che la battaglia si scateni, che la lite raggiunga l’apice, si può tendere alla negoziazione: comprensione dell’altro e delle sue priorità e scelta di un obiettivo comune. Impossibile? Difficile? Complesso! Ma quanto si vive meglio! Questo è quanto scrivevo alcuni anni fa. Oggi, mai come oggi, è fondamentale ricordare il concetto della vittoria di Pirro. Oggi si combatte per vittorie immediate, con battaglie basate fondamentalmente sulla forza. Oggi si dimentica quanto siamo interconnessi e quanto la apparente sconfitta di uno diventa, in poco tempo, la sconfitta di tutti. A me sembra che i contendenti di oggi, e uno in particolare, stia precipitando verso una vittoria di Pirro, con gravi danni per tutti.
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