Che farmacista voglio essere

Per il farmacista, e la farmacia, si stanno aprendo nuovi spazi: è il momento di scelte strategiche.

Molto stava già accadendo, e moltissimo è successo a seguito della pandemia. Il farmacista dispensatore di ricette aveva già da tempo ridotto il suo ruolo, e ora sono variate le modalità.

Ma poi è nata la farmacia dei servizi, che offre ampi spazi di scelta. Si è aggiunto e integrato il ruolo del farmacista nella gestione della cronicità, e poi ci sono i mercati in espansione, come quello degli integratori alimentari e degli alimenti funzionali, e ancora i tamponi per i covid, le vaccinazioni, spazi per gli esami che, un tempo, erano solo la misurazione della pressione.

Mi fermo con le descrizioni: ogni farmacista sa bene di cosa parlo.

Da sempre il farmacista gode della fiducia da parte del cliente-paziente, nella pandemia è stato spesso il punto di riferimento principale, e man mano le normative cambiano e si aprono nuovi spazi.

Ricoprirli tutti è quasi impossibile, tranne per le grandissime farmacie che si dotano di personale specializzato. Sapere tutto di tutto è praticamente impossibile per qualunque farmacista.

La maggior parte delle farmacie fa delle scelte. La maggior parte dei farmacisti fa delle scelte.

È importante rendersi conto che ogni scelta è strategica.

Ogni scelta deve essere determinata da quale strategia si desidera sviluppare per la farmacia e non dettata dalla casualità o da fattori esterni che ci sembrano condizionanti, ma potrebbero invece essere gestiti.

Ho visto farmacie scegliere di non gestire i tamponi “perché non avevano spazio” e farmacie trasformare spazi poco utilizzati o affittare nuovi spazi per gestire i tamponi. La prima rischia di essere una scelta casuale in cui fattori esterni condizionano il presente e il futuro della farmacia. La seconda è molto probabilmente una scelta strategica.

E questo è solo un esempio.

Il presente, e il futuro, offrono grandi opportunità alle farmacie, e ai farmacisti. Hai cominciato a pensare cosa vuoi essere e diventare?

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Non so come si insegni la storia oggi. Ai miei tempi, parecchi anni fa, la storia era una favola affascinante, ricca di personaggi, o una sequela di date: dipendeva dall’insegnante. Ma era sempre nettamente separata dall’educazione civica (che, bisogna dirlo, era piuttosto trascurata e, quando l’insegnante si ricordava, consisteva solo nella lettura della Costituzione: meglio di niente, ma troppo poco per educare dei cittadini). Certo, l'educazione civica è lo studio delle forme di governo di una cittadinanza, con particolare attenzione al ruolo dei cittadini, alla gestione e al modo di operare dello Stato, quindi non deve necessariamente preoccuparsi di sviluppare cittadini educati, ma solo informati. Non so neanche se l’insegnamento si chiami ancora Storia ed Educazione civica. Però credo che, attraverso l’insegnamento della Storia, si possano formare le coscienze, e migliorare la qualità di vita di tutti. La vittoria di Pirro ne è un bell’esempio . Sicuramente è importante spiegare che Pirro, re dell’Epiro, sfidò Roma, invadendo l’Italia nel terzo secolo avanti Cristo. In una delle battaglie (quella finale) i romani persero, ma causando tante e tali perdite all’esercito di Pirro che questi fu costretto ad abbandonare la guerra. Si possono aggiungere le date, spiegare la strategia militare, i nomi dei generali romani, e tutto quanto è compreso nel testo di storia, funzionale all’età dello studente. Ma si può anche cogliere l’occasione per spiegare che la definizione di “vittoria di Pirro” è rimasta nei modi di dire per evidenziare come una vittoria può equivalere ad una sconfitta . E da qui spiegare che non esiste solo la dicotomia vittoria – sconfitta, che non è indispensabile vincere o perdere. Se c’è un contrasto, se ci sono diversi punti di vista o diversi obiettivi, si può vincere insieme. Grazie a Pirro diventa più semplice spiegare quanto sono vane alcune liti, e quanto invece si può guadagnare con una negoziazione . Attenzione! Negoziazione, e non compromesso! Quando la guerra è in atto, al massimo si raggiunge un compromesso. Ma prima che la battaglia si scateni, che la lite raggiunga l’apice, si può tendere alla negoziazione: comprensione dell’altro e delle sue priorità e scelta di un obiettivo comune. Impossibile? Difficile? Complesso! Ma quanto si vive meglio! Questo è quanto scrivevo alcuni anni fa. Oggi, mai come oggi, è fondamentale ricordare il concetto della vittoria di Pirro. Oggi si combatte per vittorie immediate, con battaglie basate fondamentalmente sulla forza. Oggi si dimentica quanto siamo interconnessi e quanto la apparente sconfitta di uno diventa, in poco tempo, la sconfitta di tutti. A me sembra che i contendenti di oggi, e uno in particolare, stia precipitando verso una vittoria di Pirro, con gravi danni per tutti.
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