Che farmacista voglio essere

Per il farmacista, e la farmacia, si stanno aprendo nuovi spazi: è il momento di scelte strategiche.

Molto stava già accadendo, e moltissimo è successo a seguito della pandemia. Il farmacista dispensatore di ricette aveva già da tempo ridotto il suo ruolo, e ora sono variate le modalità.

Ma poi è nata la farmacia dei servizi, che offre ampi spazi di scelta. Si è aggiunto e integrato il ruolo del farmacista nella gestione della cronicità, e poi ci sono i mercati in espansione, come quello degli integratori alimentari e degli alimenti funzionali, e ancora i tamponi per i covid, le vaccinazioni, spazi per gli esami che, un tempo, erano solo la misurazione della pressione.

Mi fermo con le descrizioni: ogni farmacista sa bene di cosa parlo.

Da sempre il farmacista gode della fiducia da parte del cliente-paziente, nella pandemia è stato spesso il punto di riferimento principale, e man mano le normative cambiano e si aprono nuovi spazi.

Ricoprirli tutti è quasi impossibile, tranne per le grandissime farmacie che si dotano di personale specializzato. Sapere tutto di tutto è praticamente impossibile per qualunque farmacista.

La maggior parte delle farmacie fa delle scelte. La maggior parte dei farmacisti fa delle scelte.

È importante rendersi conto che ogni scelta è strategica.

Ogni scelta deve essere determinata da quale strategia si desidera sviluppare per la farmacia e non dettata dalla casualità o da fattori esterni che ci sembrano condizionanti, ma potrebbero invece essere gestiti.

Ho visto farmacie scegliere di non gestire i tamponi “perché non avevano spazio” e farmacie trasformare spazi poco utilizzati o affittare nuovi spazi per gestire i tamponi. La prima rischia di essere una scelta casuale in cui fattori esterni condizionano il presente e il futuro della farmacia. La seconda è molto probabilmente una scelta strategica.

E questo è solo un esempio.

Il presente, e il futuro, offrono grandi opportunità alle farmacie, e ai farmacisti. Hai cominciato a pensare cosa vuoi essere e diventare?

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La definizione di “ relazione di aiuto ” nasce nel 1951 quando Carl Rogers nel 1951 specificò che si tratta di " una relazione in cui almeno uno dei due protagonisti ha lo scopo di promuovere nell'altro la crescita, lo sviluppo, la maturità ed il raggiungimento di un modo di agire più adeguato e integrato ”. Carl Rogers è il fondatore del counseling . C’è spesso confusione tra relazione educativa e relazione di aiuto ma la confusione, a mio avviso, nasce in buona parte dal fatto che chi molto di quanto è stato scritto per argomentare le due tipologie di relazione nasce in ambito universitario e didattico, interessandosi più degli aspetti istituzionali che del lato pratico. Certamente chi educa aiuta, e chi aiuta educa , ma se ci riferiamo ad un contesto ben preciso, come quello dell’attività professionale quotidiana di un farmacista, ci sono alcune differenze molto specifiche. Ma in sostanza, serve davvero al farmacista conoscere le differenze? Il farmacista, in termini di comunicazione, svolge diversi ruoli e necessita di estrema flessibilità per passare da un ruolo all’altro o, meglio, per mettere in campo ogni volta le specifiche competenze che sono più utili. Per far meglio il proprio lavoro, o per affaticarsi meno nel farlo, è dunque utile conoscere e familiarizzare con i concetti basilari e le tecniche proprie di uno o dell’altro ruolo. Mi spiego meglio. Il farmacista vende . Non salute, ma prodotti. Le tecniche di vendita gli servono dunque per vendere meglio e anche per acquistare meglio, o saper controbattere ai venditori che incontra. Il farmacista consiglia . Il farmacista supporta il paziente e il medico per ottenere la massima adesione alle terapie. Il farmacista ha un importante ruolo sociale per migliorare salute e qualità di vita della popolazione. Le cose si complicano. Le tecniche di vendita non servono più, e in realtà non servono nemmeno quando il farmacista vuole passare dal puro atto di vendita alla più redditizia fidelizzazione del cliente. Ipotizziamo tre diverse situazioni, molto comuni nell’attività quotidiana. Il cliente presenta una prescrizione medica un po’ complessa e chiede aiuto per meglio comprendere e ricordare la posologia e la durata della terapia. In questo caso è ottimale far ricorso a tecniche di coaching , strumenti finalizzati al raggiungimento di uno specifico obiettivo. Il cliente ha un problema, non sa che fare, vuole suggerimenti e consigli, non sa neanche se andare dal medico o no. È preoccupato, ma confuso. È la classica situazione della relazione di aiuto. Il cliente ha un problema di salute. È sotto controllo medico, ma ha letto su qualche sito un po’ di tutto, sa che deve modificare il suo stile di vita o la sua alimentazione. Qui il farmacista passa al ruolo di educatore sanitario : chiarisce i dubbi, elimina le sciocchezze, fornisce suggerimenti. Ma quali sono le tecniche, le regole del gioco nei diversi ruoli? Un po’ di pazienza …
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