Custodi di felicità

Gli insegnanti dei primi anni di scuola sono custodi di felicità

Nei primi anni il bambino elabora il mondo attraverso il campo magnetico del cuore: comprensione e compassione sono parte integrante del suo mondo.


In linea di massima nei primi 7-8 anni il bambino vive una sua spontaneità, non ancora totalmente condizionato dai modelli che la famiglia o la società gli impongono. In questi anni i bambini sanno, in maniera spontanea, istintuale, ciò che ora è documentato da studi scientifici, e che noi adulti dobbiamo imparare e coltivare con fatica: la felicità è un bene interiore, indipendente da successi o fallimenti, da traguardi o da eventi.

Chiarisco meglio.

È ovvio che eventi tristi o, peggio, traumatici, rendono tristi. Ma la felicità è sempre lì, pronta a ripresentarsi.

È da più grandi che spostiamo le energie e facciamo danni. Leghiamo la felicità all’approvazione degli altri, agli obiettivi, a cose materiali. Non è così, e il bambino lo sa bene.

Personalmente non ho avuto un’infanzia serena, ma ho avuto un’infanzia felice. Nelle pieghe del dolore, dei traumi, della sofferenza, ricordo (e mi sono impegnata e ripescare) momenti di profonda felicità, totalmente miei.

Per questo affermo che gli insegnanti dei primi anni di scuola sono custodi di felicità.

Non sempre sappiamo o possiamo conoscere i problemi che il bambino vive in famiglia. Di questi tempi, poi, sappiamo fin troppo bene i dolori che il mondo presenta ai bambini.

Ma loro hanno la capacità di trovare intrinsecamente attimi di profonda felicità. Cullateli, costuditeli. Saranno la loro salvezza da adulti e, guardandoli, possono offrire anche a noi la salvezza.

Autore: Carla Fiorentini 21 dicembre 2025
Il Natale è un invito
Autore: Carla Fiorentini 21 dicembre 2025
Trova un’altra sedia e allunga il tavolo
Autore: Carla Fiorentini 14 dicembre 2025
Durante questo 2025 mi sono chiesta più volte se avevo sbagliato qualcosa nell’interpretare l’I Ching per l’anno. Poi mi sono chiesta se c’era qualcosa che non avevo capito.
Autore: Carla Fiorentini 7 dicembre 2025
La comunicazione è cambiata, tanto, negli anni…
Autore: Carla Fiorentini 30 novembre 2025
La programmazione neurolinguistica identifica 4 posizioni percettive: parliamo della seconda
30 novembre 2025
Sanità che cambia
Autore: Carla Fiorentini 29 novembre 2025
La diagnosi di una malattia grave dà inizio ad un vero viaggio dell’eroe.
Autore: Carla Fiorentini 23 novembre 2025
La definizione di “ relazione di aiuto ” nasce nel 1951 quando Carl Rogers nel 1951 specificò che si tratta di " una relazione in cui almeno uno dei due protagonisti ha lo scopo di promuovere nell'altro la crescita, lo sviluppo, la maturità ed il raggiungimento di un modo di agire più adeguato e integrato ”. Carl Rogers è il fondatore del counseling . C’è spesso confusione tra relazione educativa e relazione di aiuto ma la confusione, a mio avviso, nasce in buona parte dal fatto che chi molto di quanto è stato scritto per argomentare le due tipologie di relazione nasce in ambito universitario e didattico, interessandosi più degli aspetti istituzionali che del lato pratico. Certamente chi educa aiuta, e chi aiuta educa , ma se ci riferiamo ad un contesto ben preciso, come quello dell’attività professionale quotidiana di un farmacista, ci sono alcune differenze molto specifiche. Ma in sostanza, serve davvero al farmacista conoscere le differenze? Il farmacista, in termini di comunicazione, svolge diversi ruoli e necessita di estrema flessibilità per passare da un ruolo all’altro o, meglio, per mettere in campo ogni volta le specifiche competenze che sono più utili. Per far meglio il proprio lavoro, o per affaticarsi meno nel farlo, è dunque utile conoscere e familiarizzare con i concetti basilari e le tecniche proprie di uno o dell’altro ruolo. Mi spiego meglio. Il farmacista vende . Non salute, ma prodotti. Le tecniche di vendita gli servono dunque per vendere meglio e anche per acquistare meglio, o saper controbattere ai venditori che incontra. Il farmacista consiglia . Il farmacista supporta il paziente e il medico per ottenere la massima adesione alle terapie. Il farmacista ha un importante ruolo sociale per migliorare salute e qualità di vita della popolazione. Le cose si complicano. Le tecniche di vendita non servono più, e in realtà non servono nemmeno quando il farmacista vuole passare dal puro atto di vendita alla più redditizia fidelizzazione del cliente. Ipotizziamo tre diverse situazioni, molto comuni nell’attività quotidiana. Il cliente presenta una prescrizione medica un po’ complessa e chiede aiuto per meglio comprendere e ricordare la posologia e la durata della terapia. In questo caso è ottimale far ricorso a tecniche di coaching , strumenti finalizzati al raggiungimento di uno specifico obiettivo. Il cliente ha un problema, non sa che fare, vuole suggerimenti e consigli, non sa neanche se andare dal medico o no. È preoccupato, ma confuso. È la classica situazione della relazione di aiuto. Il cliente ha un problema di salute. È sotto controllo medico, ma ha letto su qualche sito un po’ di tutto, sa che deve modificare il suo stile di vita o la sua alimentazione. Qui il farmacista passa al ruolo di educatore sanitario : chiarisce i dubbi, elimina le sciocchezze, fornisce suggerimenti. Ma quali sono le tecniche, le regole del gioco nei diversi ruoli? Un po’ di pazienza …
Autore: Carla Fiorentini 23 novembre 2025
Harry vince la battaglia finale, ma ha vinto molto prima
Autore: Carla Fiorentini 16 novembre 2025
Che succede 10 anni dopo la diagnosi?
Show More