Controcorrente: voglio solo lamentarmi!

Stop alle lamentele!

Uno dei consigli pratici della scienza della felicità è STOP alle lamentele.

La ragione è intuitiva, ma con solide basi scientifiche.

È vero, ci credo. Cum grano salis.

Chi si lamenta sempre non risulta tanto simpatico: spesso cerchiamo di evitarlo.

La continua lamentela fa sì che ci si concentri sempre e assolutamente su problemi e aspetti negativi: il mondo assume rapidamente le fattezze dei paesaggi desertificati che abbiamo visto in tanti film fantasy.

Lamentarsi fa male, non serve, non piace a chi deve ascoltare le lamentele.

Il mio forte istinto di ribellione si pone due problemi.

  • Viviamo in un mondo in cui bisogna, assolutamente, essere persone di successo, deve andare tutto bene, dobbiamo essere fighi, vincenti. Eppure tutti abbiamo problemi, spesso gravi, difficoltà, ansia… Vuol dire non parlarne, mai, con nessuno?
  • Il nostro mondo è povero di ascolto e la chiara condanna alla lamentela autorizza i malcapitati semi-ascoltatori a non fare alcuno sforzo per comprendere, ma limitarsi, molto semplicemente, a dare consigli non richiesti per risolvere la vita di qualcun altro, sentendosi bravi, anche se loro stessi hanno gravi problemi irrisolti.

Come sempre sostengo non c’è un lato giusto e uno sbagliato.

Personalmente apprezzo la frase, di cui non ho l’autore, A volte non hai bisogno di qualcuno che ti alzi da terra, ma di qualcuno che si sdrai al tuo fianco fino a quando non sarai in grado di alzarti. 

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La definizione di “ relazione di aiuto ” nasce nel 1951 quando Carl Rogers nel 1951 specificò che si tratta di " una relazione in cui almeno uno dei due protagonisti ha lo scopo di promuovere nell'altro la crescita, lo sviluppo, la maturità ed il raggiungimento di un modo di agire più adeguato e integrato ”. Carl Rogers è il fondatore del counseling . C’è spesso confusione tra relazione educativa e relazione di aiuto ma la confusione, a mio avviso, nasce in buona parte dal fatto che chi molto di quanto è stato scritto per argomentare le due tipologie di relazione nasce in ambito universitario e didattico, interessandosi più degli aspetti istituzionali che del lato pratico. Certamente chi educa aiuta, e chi aiuta educa , ma se ci riferiamo ad un contesto ben preciso, come quello dell’attività professionale quotidiana di un farmacista, ci sono alcune differenze molto specifiche. Ma in sostanza, serve davvero al farmacista conoscere le differenze? Il farmacista, in termini di comunicazione, svolge diversi ruoli e necessita di estrema flessibilità per passare da un ruolo all’altro o, meglio, per mettere in campo ogni volta le specifiche competenze che sono più utili. Per far meglio il proprio lavoro, o per affaticarsi meno nel farlo, è dunque utile conoscere e familiarizzare con i concetti basilari e le tecniche proprie di uno o dell’altro ruolo. Mi spiego meglio. Il farmacista vende . Non salute, ma prodotti. Le tecniche di vendita gli servono dunque per vendere meglio e anche per acquistare meglio, o saper controbattere ai venditori che incontra. Il farmacista consiglia . Il farmacista supporta il paziente e il medico per ottenere la massima adesione alle terapie. Il farmacista ha un importante ruolo sociale per migliorare salute e qualità di vita della popolazione. Le cose si complicano. Le tecniche di vendita non servono più, e in realtà non servono nemmeno quando il farmacista vuole passare dal puro atto di vendita alla più redditizia fidelizzazione del cliente. Ipotizziamo tre diverse situazioni, molto comuni nell’attività quotidiana. Il cliente presenta una prescrizione medica un po’ complessa e chiede aiuto per meglio comprendere e ricordare la posologia e la durata della terapia. In questo caso è ottimale far ricorso a tecniche di coaching , strumenti finalizzati al raggiungimento di uno specifico obiettivo. Il cliente ha un problema, non sa che fare, vuole suggerimenti e consigli, non sa neanche se andare dal medico o no. È preoccupato, ma confuso. È la classica situazione della relazione di aiuto. Il cliente ha un problema di salute. È sotto controllo medico, ma ha letto su qualche sito un po’ di tutto, sa che deve modificare il suo stile di vita o la sua alimentazione. Qui il farmacista passa al ruolo di educatore sanitario : chiarisce i dubbi, elimina le sciocchezze, fornisce suggerimenti. Ma quali sono le tecniche, le regole del gioco nei diversi ruoli? Un po’ di pazienza …
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