Bloccati nel percorso: il martire
A volte nella gestione delle esperienze difficili si rimane bloccati nell'archetipo del martire

Nel percorso di gestione delle esperienze, il martire conosce bene l’esistenza del drago.
Quello su cui non si rassegna è perché quel drago sia dovuto capitare proprio a lui!
Il martire è già in cammino, ha già iniziato la sua elaborazione dell’esperienza. Probabilmente l’innocente è stato talmente sopraffatto dal dolore da essere costretto, per sopravvivere, a passare alla fase del martire. O forse ha ricevuto una luce, una guida, un gesto che l’ha indotto ad avviarsi.
Il martire è un personaggio sfaccettato, soprattutto se rimane bloccato nel ruolo.
Tutti si interrogano, tutti vorrebbero sapere perché hanno dovuto incontrare il drago. Se accetteranno di affrontarlo, di fare tutto il percorso, forse non scopriranno “perché”, ma sapranno cosa gli ha regalato l’esperienza, ma per ora sono martiri.
E qualcuno vuole sapere dagli altri le risposte, vuole da altri la compensazione del loro drago. Non si curano dei draghi altrui!
Qualcuno invece, tentando una risposta, si cala appieno nel ruolo, attribuendo il drago alla sfortuna, al destino crudele, a ipotetiche colpe ancestrali. Ritengono di meritare il drago, quindi non solo non si cureranno di affrontarlo, ma ne cercano altri.
Spesso il martire trova ragione di esistere nel prendersi cura degli altri: il suo è un sacrificio, spesso un vero martirio, correlabile ad una scarsa autostima e ad un estremo bisogno di sentirsi utile, basato sulla falsa equazione che se sono utile mi ameranno.
Si può essere bloccati nel ruolo del martire per tutta la vita, sviluppando egoismi e invidia o masochismi di varia entità, ma, soprattutto, essendo spesso infelici nel tentativo di rendere felici coloro che, per caso o per scelta o per puro utilitarismo, vivono accanto.
Quello del martire è un ruolo pericoloso, che oscilla tra il totale sacrificio e una possibile serie di rancori verso il mondo, o verso persone ben precise.
Per uscire dalla gabbia che si è costruito, il martire dovrà riconoscere ed esigere il suo diritto di esistere, di essere amato, e il bisogno di prendersi cura di sé, e quando lo darà, passerà oltre diventando viandante.

Non so come si insegni la storia oggi. Ai miei tempi, parecchi anni fa, la storia era una favola affascinante, ricca di personaggi, o una sequela di date: dipendeva dall’insegnante. Ma era sempre nettamente separata dall’educazione civica (che, bisogna dirlo, era piuttosto trascurata e, quando l’insegnante si ricordava, consisteva solo nella lettura della Costituzione: meglio di niente, ma troppo poco per educare dei cittadini). Certo, l'educazione civica è lo studio delle forme di governo di una cittadinanza, con particolare attenzione al ruolo dei cittadini, alla gestione e al modo di operare dello Stato, quindi non deve necessariamente preoccuparsi di sviluppare cittadini educati, ma solo informati. Non so neanche se l’insegnamento si chiami ancora Storia ed Educazione civica. Però credo che, attraverso l’insegnamento della Storia, si possano formare le coscienze, e migliorare la qualità di vita di tutti. La vittoria di Pirro ne è un bell’esempio . Sicuramente è importante spiegare che Pirro, re dell’Epiro, sfidò Roma, invadendo l’Italia nel terzo secolo avanti Cristo. In una delle battaglie (quella finale) i romani persero, ma causando tante e tali perdite all’esercito di Pirro che questi fu costretto ad abbandonare la guerra. Si possono aggiungere le date, spiegare la strategia militare, i nomi dei generali romani, e tutto quanto è compreso nel testo di storia, funzionale all’età dello studente. Ma si può anche cogliere l’occasione per spiegare che la definizione di “vittoria di Pirro” è rimasta nei modi di dire per evidenziare come una vittoria può equivalere ad una sconfitta . E da qui spiegare che non esiste solo la dicotomia vittoria – sconfitta, che non è indispensabile vincere o perdere. Se c’è un contrasto, se ci sono diversi punti di vista o diversi obiettivi, si può vincere insieme. Grazie a Pirro diventa più semplice spiegare quanto sono vane alcune liti, e quanto invece si può guadagnare con una negoziazione . Attenzione! Negoziazione, e non compromesso! Quando la guerra è in atto, al massimo si raggiunge un compromesso. Ma prima che la battaglia si scateni, che la lite raggiunga l’apice, si può tendere alla negoziazione: comprensione dell’altro e delle sue priorità e scelta di un obiettivo comune. Impossibile? Difficile? Complesso! Ma quanto si vive meglio! Questo è quanto scrivevo alcuni anni fa. Oggi, mai come oggi, è fondamentale ricordare il concetto della vittoria di Pirro. Oggi si combatte per vittorie immediate, con battaglie basate fondamentalmente sulla forza. Oggi si dimentica quanto siamo interconnessi e quanto la apparente sconfitta di uno diventa, in poco tempo, la sconfitta di tutti. A me sembra che i contendenti di oggi, e uno in particolare, stia precipitando verso una vittoria di Pirro, con gravi danni per tutti.






