Ascoltami!
Diverse tipologie di ascolto

Storia
Laura, Marta e Giovanna stanno programmando la festa di Natale per tutti gli insegnanti del comprensivo.
Hanno pochissimo tempo, e Laura teme di non riuscire ad organizzare tutto. Il dialogo è più o meno questo:
Laura: Allora, ricapitoliamo. Ciascuno porta qualcosa da mangiare. Quelle delle elementari pensano agli antipasti e ai primi. Noi delle medie pensiamo ai secondi e ai dolci. Cerchiamo di avere abbastanza per tutti, senza...
senza esagerare
– conclude per lei Giovanna
Laura: esatto, senza esagerare. Poi ne riparliamo, per suddividerci le cose. Prima di dimenticarmi, parliamo un attimo degli addobbi per la sala. I bambini sono settimane che lavorano per preparare. Le colleghe delle
Sì, le colleghe delle materne hanno fatto un mucchio di cose
– conclude per lei Giovanna
Laura: Esatto. Sai se hanno fatto solo le cose per la sala o hanno fatto anche qualcosa per addobbare la tavola?
Giovanna:
per addobbare la tavola? Non so.
Laura: Marta, puoi chiedere tu alla tua amica che lavora alle materne.
Marta:
sì, certo. Cosa devo chiedere?
Domande
Riportati così, i dialoghi sembrano la fiera dell’assordo, ma sono più frequenti di quanto ci rendiamo abitualmente conto.
- Giovanna e Marta manifestano due diversi tipi di ascolto, entrambe poco efficaci. Quali?
Risposte
Giovanna e Marta manifestano due diversi tipi di ascolto, entrambe poco efficaci. Quali?
- Giovanna usa una forma di ascolto riflessivo, in cui fondamentalmente chi ascolta è una cassa di risonanza di chi parla. Serve solo a chi parla, che in genere diventa più consapevole di cosa ha detto, ed è una forma di ascolto usata frequentemente in psicologia e in psichiatria. È però inutile per lavorare insieme alla realizzazione di un progetto.
- Marta usa invece l’ascolto passivo, in cui le parole entrano in un orecchio ed escono dall’altro.

Non so come si insegni la storia oggi. Ai miei tempi, parecchi anni fa, la storia era una favola affascinante, ricca di personaggi, o una sequela di date: dipendeva dall’insegnante. Ma era sempre nettamente separata dall’educazione civica (che, bisogna dirlo, era piuttosto trascurata e, quando l’insegnante si ricordava, consisteva solo nella lettura della Costituzione: meglio di niente, ma troppo poco per educare dei cittadini). Certo, l'educazione civica è lo studio delle forme di governo di una cittadinanza, con particolare attenzione al ruolo dei cittadini, alla gestione e al modo di operare dello Stato, quindi non deve necessariamente preoccuparsi di sviluppare cittadini educati, ma solo informati. Non so neanche se l’insegnamento si chiami ancora Storia ed Educazione civica. Però credo che, attraverso l’insegnamento della Storia, si possano formare le coscienze, e migliorare la qualità di vita di tutti. La vittoria di Pirro ne è un bell’esempio . Sicuramente è importante spiegare che Pirro, re dell’Epiro, sfidò Roma, invadendo l’Italia nel terzo secolo avanti Cristo. In una delle battaglie (quella finale) i romani persero, ma causando tante e tali perdite all’esercito di Pirro che questi fu costretto ad abbandonare la guerra. Si possono aggiungere le date, spiegare la strategia militare, i nomi dei generali romani, e tutto quanto è compreso nel testo di storia, funzionale all’età dello studente. Ma si può anche cogliere l’occasione per spiegare che la definizione di “vittoria di Pirro” è rimasta nei modi di dire per evidenziare come una vittoria può equivalere ad una sconfitta . E da qui spiegare che non esiste solo la dicotomia vittoria – sconfitta, che non è indispensabile vincere o perdere. Se c’è un contrasto, se ci sono diversi punti di vista o diversi obiettivi, si può vincere insieme. Grazie a Pirro diventa più semplice spiegare quanto sono vane alcune liti, e quanto invece si può guadagnare con una negoziazione . Attenzione! Negoziazione, e non compromesso! Quando la guerra è in atto, al massimo si raggiunge un compromesso. Ma prima che la battaglia si scateni, che la lite raggiunga l’apice, si può tendere alla negoziazione: comprensione dell’altro e delle sue priorità e scelta di un obiettivo comune. Impossibile? Difficile? Complesso! Ma quanto si vive meglio! Questo è quanto scrivevo alcuni anni fa. Oggi, mai come oggi, è fondamentale ricordare il concetto della vittoria di Pirro. Oggi si combatte per vittorie immediate, con battaglie basate fondamentalmente sulla forza. Oggi si dimentica quanto siamo interconnessi e quanto la apparente sconfitta di uno diventa, in poco tempo, la sconfitta di tutti. A me sembra che i contendenti di oggi, e uno in particolare, stia precipitando verso una vittoria di Pirro, con gravi danni per tutti.






