Antibiotici ed educazione alla salute

Per fermare il cattivo uso degli antibiotici bisogna informare ed educare

Le restrizioni sulla vendita di antibiotici senza prescrizione sono sacrosante: la resistenza agli antibiotici è davvero un problema serio, in buona parte provocato dall’abuso e dal cattivo impiego di questi farmaci.

Vietare, e basta, non è però una soluzione. Né è una soluzione lamentare la facilità con cui alcuni medici prescrivono antibiotici.

La ricetta elettronica (benvenuta e benedetta, secondo me) ha aggravato un problema: le scarse informazioni che il paziente riceve su modalità, durata e orari di assunzione del farmaco.


Va ricordato che una delle cause principali di resistenza agli antibiotici non è l’assunzione di questi farmaci quando non è assolutamente necessario, elemento dannoso, sicuramente, ma meno di quanto lo siano terapie “ridotte”.

L’antibiotico viene da molti ritenuto un farmaco “di emergenza” e, finita quella che il paziente ritiene essere l’emergenza, si smette di assumere il farmaco. È la scelta ottimale per indurre qualunque batterio a sviluppare resistenza.

Le regole di durata della terapia, poi, sono diverse a seconda dell’antibiotico, oltre che della patologia.

Davvero qualcuno spera, medico o farmacista, che il paziente legga accuratamente il bugiardino?

Credo di no, anche perché leggere un foglietto illustrativo scatena nei non addetti ai lavori timori per i più strani effetti indesiderati!


Credo quindi che il farmacista sia una figura essenziale nella lotta all’antibiotico-resistenza, ma non solo rifiutando il farmaco senza ricetta, soluzione solo parzialmente efficace e che spesso induce solo a fare una telefonata e ottenere una ricetta elettronica.

Il ruolo del farmacista come educatore alla salute è, secondo me prima ogni altro impegno, quello di far sì che i farmaci vengano assunti correttamente, assicurandosi che il paziente sappia quando assumere l’antibiotico e per quanto tempo, rendendolo anche consapevole dei perché e delle conseguenze possibili.

Faticoso? Sì, ma estremamente utile.

Come far sì che il paziente comprenda? Questo fa parte delle competenze di comunicazione! 

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La definizione di “ relazione di aiuto ” nasce nel 1951 quando Carl Rogers nel 1951 specificò che si tratta di " una relazione in cui almeno uno dei due protagonisti ha lo scopo di promuovere nell'altro la crescita, lo sviluppo, la maturità ed il raggiungimento di un modo di agire più adeguato e integrato ”. Carl Rogers è il fondatore del counseling . C’è spesso confusione tra relazione educativa e relazione di aiuto ma la confusione, a mio avviso, nasce in buona parte dal fatto che chi molto di quanto è stato scritto per argomentare le due tipologie di relazione nasce in ambito universitario e didattico, interessandosi più degli aspetti istituzionali che del lato pratico. Certamente chi educa aiuta, e chi aiuta educa , ma se ci riferiamo ad un contesto ben preciso, come quello dell’attività professionale quotidiana di un farmacista, ci sono alcune differenze molto specifiche. Ma in sostanza, serve davvero al farmacista conoscere le differenze? Il farmacista, in termini di comunicazione, svolge diversi ruoli e necessita di estrema flessibilità per passare da un ruolo all’altro o, meglio, per mettere in campo ogni volta le specifiche competenze che sono più utili. Per far meglio il proprio lavoro, o per affaticarsi meno nel farlo, è dunque utile conoscere e familiarizzare con i concetti basilari e le tecniche proprie di uno o dell’altro ruolo. Mi spiego meglio. Il farmacista vende . Non salute, ma prodotti. Le tecniche di vendita gli servono dunque per vendere meglio e anche per acquistare meglio, o saper controbattere ai venditori che incontra. Il farmacista consiglia . Il farmacista supporta il paziente e il medico per ottenere la massima adesione alle terapie. Il farmacista ha un importante ruolo sociale per migliorare salute e qualità di vita della popolazione. Le cose si complicano. Le tecniche di vendita non servono più, e in realtà non servono nemmeno quando il farmacista vuole passare dal puro atto di vendita alla più redditizia fidelizzazione del cliente. Ipotizziamo tre diverse situazioni, molto comuni nell’attività quotidiana. Il cliente presenta una prescrizione medica un po’ complessa e chiede aiuto per meglio comprendere e ricordare la posologia e la durata della terapia. In questo caso è ottimale far ricorso a tecniche di coaching , strumenti finalizzati al raggiungimento di uno specifico obiettivo. Il cliente ha un problema, non sa che fare, vuole suggerimenti e consigli, non sa neanche se andare dal medico o no. È preoccupato, ma confuso. È la classica situazione della relazione di aiuto. Il cliente ha un problema di salute. È sotto controllo medico, ma ha letto su qualche sito un po’ di tutto, sa che deve modificare il suo stile di vita o la sua alimentazione. Qui il farmacista passa al ruolo di educatore sanitario : chiarisce i dubbi, elimina le sciocchezze, fornisce suggerimenti. Ma quali sono le tecniche, le regole del gioco nei diversi ruoli? Un po’ di pazienza …
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