Alla ricerca … dell’autostima

Spesso mi viene chiesto come migliorare l’autostima: un bene prezioso, da molti ritenuto indispensabile.

L'autostima è il processo soggettivo e duraturo che porta il soggetto a valutare e apprezzare se stesso tramite l'autoapprovazione del proprio valore personale fondato su auto percezioni (Wikipedia)
La mancanza di autostima genera ansia, è l’autostima quella che porta al successo, l’autostima è fondamentale per ottenere il meglio dalla vita … tutte frasi tratte da fonti varie, attendibili, e tutte sicuramente vere. 
Chi ha scarsa autostima si sente inadeguato, evita di mettersi in mostra, ha spesso paura, …
OK. Tutto vero. 
Avere un alto livello di autostima probabilmente facilita la vita, presumibilmente permette di ottenere il meglio da se stessi, genera successo.
Ci credo. Ci credo, ma non lo so. Anche se ci lavoro da anni, il mio livello di autostima rimane clamorosamente basso. 
Volete saperne i danni?
  • Non sono una persona ansiosa. Anzi, a detta dei miei familiari soffro scarsamente di ansia e riduco l’ansia in chi mi sta vicino.
  • Mi sento inadeguata: sì, assolutamente sì. Evito di mettermi in mostra: anche questo è un deciso sì, che però non mi impedisce di parlare in pubblico, tenere corsi in aula come relatore, e svolgere attività che richiedano di essere al centro dell’attenzione. Fa parte del gioco!
  • Non ottengo il meglio da me stessa: qui non sono d’accordo. Chi può definire se ottengo o no il meglio da me stessa? Se penso a quello che, secondo me, so fare rispetto a quello che faccio, ottengo da me stessa molto più del meglio! 
  • Ho spesso paura. Sì, forse, o forse convivo con le mie paure da talmente tanto tempo da non sentirle più, o talvolta la paura mi spinge a superarla, come una sfida. Ho vinto alcune paure, quelle che mi bloccavano, gestisco le altre, ogni tanto tento di eliminarle.
La mancanza di autostima mi impedisce di ottenere successo. Questa è la frase più strampalata di tutte.
  • Perché prima di definire se è vero o no bisogna decidere cos’è il successo. Se il successo è il potere, o la ricchezza materiale è vero che non li ho raggiunti, ma non so se sia perché non mi interessano o perché ho scarsa autostima. Se il successo è l’acclamazione popolare, il trionfo di apparire sui rotocalchi (frase obsoleta, lo so), è indubbio che non ci sia arrivata. Se il successo è la carriera … tutto sommato ne ho fatta molto più di tanti ex colleghi con altissima autostima.
Ma se il successo è, come penso, il quotidiano benessere, il costante miglioramento, il superamento dei propri limiti, la qualità di vita, il mettersi alla prova e farcela, allora, cari amici dotati di autostima, forse noi poveri tapini abbiamo qualcosa da insegnarvi.
Perché, secondo me, conta poco se l’autostima è bassa o alta, ciò che conta è evitare di crogiolarsi sugli allori se è alta ed evitare di farsi bloccare se è bassa. Con tutte le mie paure di sbagliare, timore di non farcela, certezza che in ogni caso si può far di meglio, io ci provo. Ci provo giorno per giorno. Anche questo è successo, credo.

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Non so come si insegni la storia oggi. Ai miei tempi, parecchi anni fa, la storia era una favola affascinante, ricca di personaggi, o una sequela di date: dipendeva dall’insegnante. Ma era sempre nettamente separata dall’educazione civica (che, bisogna dirlo, era piuttosto trascurata e, quando l’insegnante si ricordava, consisteva solo nella lettura della Costituzione: meglio di niente, ma troppo poco per educare dei cittadini). Certo, l'educazione civica è lo studio delle forme di governo di una cittadinanza, con particolare attenzione al ruolo dei cittadini, alla gestione e al modo di operare dello Stato, quindi non deve necessariamente preoccuparsi di sviluppare cittadini educati, ma solo informati. Non so neanche se l’insegnamento si chiami ancora Storia ed Educazione civica. Però credo che, attraverso l’insegnamento della Storia, si possano formare le coscienze, e migliorare la qualità di vita di tutti. La vittoria di Pirro ne è un bell’esempio . Sicuramente è importante spiegare che Pirro, re dell’Epiro, sfidò Roma, invadendo l’Italia nel terzo secolo avanti Cristo. In una delle battaglie (quella finale) i romani persero, ma causando tante e tali perdite all’esercito di Pirro che questi fu costretto ad abbandonare la guerra. Si possono aggiungere le date, spiegare la strategia militare, i nomi dei generali romani, e tutto quanto è compreso nel testo di storia, funzionale all’età dello studente. Ma si può anche cogliere l’occasione per spiegare che la definizione di “vittoria di Pirro” è rimasta nei modi di dire per evidenziare come una vittoria può equivalere ad una sconfitta . E da qui spiegare che non esiste solo la dicotomia vittoria – sconfitta, che non è indispensabile vincere o perdere. Se c’è un contrasto, se ci sono diversi punti di vista o diversi obiettivi, si può vincere insieme. Grazie a Pirro diventa più semplice spiegare quanto sono vane alcune liti, e quanto invece si può guadagnare con una negoziazione . Attenzione! Negoziazione, e non compromesso! Quando la guerra è in atto, al massimo si raggiunge un compromesso. Ma prima che la battaglia si scateni, che la lite raggiunga l’apice, si può tendere alla negoziazione: comprensione dell’altro e delle sue priorità e scelta di un obiettivo comune. Impossibile? Difficile? Complesso! Ma quanto si vive meglio! Questo è quanto scrivevo alcuni anni fa. Oggi, mai come oggi, è fondamentale ricordare il concetto della vittoria di Pirro. Oggi si combatte per vittorie immediate, con battaglie basate fondamentalmente sulla forza. Oggi si dimentica quanto siamo interconnessi e quanto la apparente sconfitta di uno diventa, in poco tempo, la sconfitta di tutti. A me sembra che i contendenti di oggi, e uno in particolare, stia precipitando verso una vittoria di Pirro, con gravi danni per tutti.
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