Un week end da incubo

Un esempio di come il linguaggio usato può influire sul benessere

La storia

È venerdì mattina. Anna e Paola prendono insieme il caffè prima di affrontare la giornata di lavoro e parlano del prossimo week end.

Anna Finalmente due giorni di vacanza: questa settimana è stata davvero impegnativa.

Paola Sì, la settimana è stata pesante, ma il week end sarà peggio. Devo pulire tutta la casa, devo andare da mia madre, devo aiutare mio figlio a fare i compiti e devo assolutamente fare almeno tre lavatrici e stirare tutto. Praticamente, un week end da incubo.

Anna Certo, se la metti così, con tutti questi obblighi, si prepara un week end terribile: stai mettendo ansia anche a me!

Paola Come se ci fosse la possibilità di qualcosa di diverso. Ma lo sai bene: anche tu hai una casa, una famiglia, i genitori anziani! Anche tu hai mille obblighi e cose che devi fare.

Anna Sì, e no. Da qualche tempo ho cambiato impostazione nel mio modo di parlare e pensare, e nella mia vita, e sto davvero meglio.

Domande

  • È possibile che, come racconta Anna, cambiando modo di parlare e pensare si possa migliorare la qualità di vita?
  • E come?

Risposte

È possibile che, come racconta Anna, cambiando modo di parlare e pensare si possa migliorare la qualità di vita?

Ciò che dice Anna è reale: il nostro modo di pensare si riflette nel modo di parlare, e viceversa. Cambiando il modo di parlare possiamo influenzare il pensiero, e la qualità di vita.

E come?

Paola ripete continuamente “devo generando uno stato di obbligo e di ansia. Sentendo tutto come un dovere, se non facesse qualcosa, o non riuscisse a fare una delle cose che “deve” le sembrerebbe di aver fallito, aumentando ansia e stress.

In termini di linguaggio è opportuno sostituire il “devo” con “voglio” o, almeno, con “dovrei”.

In termini pratici può trovare soluzioni, negoziare con marito, figli o genitori. Ad esempio può controllare i compiti del figlio invece che farli con lui, chiedere aiuto al marito per mandare la lavatrice, spiegare alla madre che è stanca e telefonare invece che andare a trovarla… Mille possibili soluzioni che non vede e non pensa neanche di cercare perché vive tutto come un obbligo.

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Non so come si insegni la storia oggi. Ai miei tempi, parecchi anni fa, la storia era una favola affascinante, ricca di personaggi, o una sequela di date: dipendeva dall’insegnante. Ma era sempre nettamente separata dall’educazione civica (che, bisogna dirlo, era piuttosto trascurata e, quando l’insegnante si ricordava, consisteva solo nella lettura della Costituzione: meglio di niente, ma troppo poco per educare dei cittadini). Certo, l'educazione civica è lo studio delle forme di governo di una cittadinanza, con particolare attenzione al ruolo dei cittadini, alla gestione e al modo di operare dello Stato, quindi non deve necessariamente preoccuparsi di sviluppare cittadini educati, ma solo informati. Non so neanche se l’insegnamento si chiami ancora Storia ed Educazione civica. Però credo che, attraverso l’insegnamento della Storia, si possano formare le coscienze, e migliorare la qualità di vita di tutti. La vittoria di Pirro ne è un bell’esempio . Sicuramente è importante spiegare che Pirro, re dell’Epiro, sfidò Roma, invadendo l’Italia nel terzo secolo avanti Cristo. In una delle battaglie (quella finale) i romani persero, ma causando tante e tali perdite all’esercito di Pirro che questi fu costretto ad abbandonare la guerra. Si possono aggiungere le date, spiegare la strategia militare, i nomi dei generali romani, e tutto quanto è compreso nel testo di storia, funzionale all’età dello studente. Ma si può anche cogliere l’occasione per spiegare che la definizione di “vittoria di Pirro” è rimasta nei modi di dire per evidenziare come una vittoria può equivalere ad una sconfitta . E da qui spiegare che non esiste solo la dicotomia vittoria – sconfitta, che non è indispensabile vincere o perdere. Se c’è un contrasto, se ci sono diversi punti di vista o diversi obiettivi, si può vincere insieme. Grazie a Pirro diventa più semplice spiegare quanto sono vane alcune liti, e quanto invece si può guadagnare con una negoziazione . Attenzione! Negoziazione, e non compromesso! Quando la guerra è in atto, al massimo si raggiunge un compromesso. Ma prima che la battaglia si scateni, che la lite raggiunga l’apice, si può tendere alla negoziazione: comprensione dell’altro e delle sue priorità e scelta di un obiettivo comune. Impossibile? Difficile? Complesso! Ma quanto si vive meglio! Questo è quanto scrivevo alcuni anni fa. Oggi, mai come oggi, è fondamentale ricordare il concetto della vittoria di Pirro. Oggi si combatte per vittorie immediate, con battaglie basate fondamentalmente sulla forza. Oggi si dimentica quanto siamo interconnessi e quanto la apparente sconfitta di uno diventa, in poco tempo, la sconfitta di tutti. A me sembra che i contendenti di oggi, e uno in particolare, stia precipitando verso una vittoria di Pirro, con gravi danni per tutti.
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