Ritorno a scuola

Anno nuovo, problemi vecchi

Comincia un nuovo anno scolastico, ma a me sembra che nulla sia davvero cambiato.

La novità di quest’anno è la campagna elettorale, motivo per cui molti spendono parole e intenzioni sull’ennesima riforma scolastica, risolvere le difficoltà, evitare il precariato, aumentare gli stipendi o almeno le opportunità di guadagno degli insegnanti. 

Parole già sentite.

Se ne parla meno, ma rimane il problema dell’edilizia scolastica, con scuole non a norma e aule…

Però ci sono i banchi a rotelle, più o meno tutti accatastati da qualche parte o decisamente rottamati.

È difficile dare risposte ai difetti della scuola.

Cambiamenti ne sono stati fatti tanti, negli anni. Ho vissuto la mia infanzia immersa nelle problematiche della scuola: padre preside e matrigna segretaria, a cui si è aggiunta una sorella prima insegnante e poi dirigente scolastico. Non c’era incontro di famiglia in cui la scuola non assorbisse almeno il 95% delle conversazioni. 

Eppure, tra una riforma e un cambiamento, ho la sensazione che molte questioni, forse le principali, siano sempre le stesse. 

E poi ci sono le novità (anche se ormai datate anche quelle) decisamente fastidiose, come quella strana teoria che la scuola debba preparare al lavoro.

La scuola prepara alla vita. 

Per me questa è sempre stata una verità, e lo è ancor più oggi sulla base di alcune semplici considerazioni. 

  • Molti lavori sono basati sulla tecnologia, i cui cambiamenti vanno molto più veloci di qualunque riforma o programma scolastico.
  • È praticamente assodato che buona parte dei lavori che faranno i nostri nipoti o pronipoti oggi non esistono. Mi spiegate come la scuola possa, tecnicamente, preparare a professioni che ancora non sono state inventate?

La scuola prepara alla vita, alla voglia di imparare, alle competenze basilari, alla convivenza civile, in sinergia con la famiglia che prepara alla vita con l’educazione e la trasmissione dei valori.

È così assurdo chiedere questo?


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La definizione di “ relazione di aiuto ” nasce nel 1951 quando Carl Rogers nel 1951 specificò che si tratta di " una relazione in cui almeno uno dei due protagonisti ha lo scopo di promuovere nell'altro la crescita, lo sviluppo, la maturità ed il raggiungimento di un modo di agire più adeguato e integrato ”. Carl Rogers è il fondatore del counseling . C’è spesso confusione tra relazione educativa e relazione di aiuto ma la confusione, a mio avviso, nasce in buona parte dal fatto che chi molto di quanto è stato scritto per argomentare le due tipologie di relazione nasce in ambito universitario e didattico, interessandosi più degli aspetti istituzionali che del lato pratico. Certamente chi educa aiuta, e chi aiuta educa , ma se ci riferiamo ad un contesto ben preciso, come quello dell’attività professionale quotidiana di un farmacista, ci sono alcune differenze molto specifiche. Ma in sostanza, serve davvero al farmacista conoscere le differenze? Il farmacista, in termini di comunicazione, svolge diversi ruoli e necessita di estrema flessibilità per passare da un ruolo all’altro o, meglio, per mettere in campo ogni volta le specifiche competenze che sono più utili. Per far meglio il proprio lavoro, o per affaticarsi meno nel farlo, è dunque utile conoscere e familiarizzare con i concetti basilari e le tecniche proprie di uno o dell’altro ruolo. Mi spiego meglio. Il farmacista vende . Non salute, ma prodotti. Le tecniche di vendita gli servono dunque per vendere meglio e anche per acquistare meglio, o saper controbattere ai venditori che incontra. Il farmacista consiglia . Il farmacista supporta il paziente e il medico per ottenere la massima adesione alle terapie. Il farmacista ha un importante ruolo sociale per migliorare salute e qualità di vita della popolazione. Le cose si complicano. Le tecniche di vendita non servono più, e in realtà non servono nemmeno quando il farmacista vuole passare dal puro atto di vendita alla più redditizia fidelizzazione del cliente. Ipotizziamo tre diverse situazioni, molto comuni nell’attività quotidiana. Il cliente presenta una prescrizione medica un po’ complessa e chiede aiuto per meglio comprendere e ricordare la posologia e la durata della terapia. In questo caso è ottimale far ricorso a tecniche di coaching , strumenti finalizzati al raggiungimento di uno specifico obiettivo. Il cliente ha un problema, non sa che fare, vuole suggerimenti e consigli, non sa neanche se andare dal medico o no. È preoccupato, ma confuso. È la classica situazione della relazione di aiuto. Il cliente ha un problema di salute. È sotto controllo medico, ma ha letto su qualche sito un po’ di tutto, sa che deve modificare il suo stile di vita o la sua alimentazione. Qui il farmacista passa al ruolo di educatore sanitario : chiarisce i dubbi, elimina le sciocchezze, fornisce suggerimenti. Ma quali sono le tecniche, le regole del gioco nei diversi ruoli? Un po’ di pazienza …
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