Il martire, nel viaggio dell’eroe, trova la sua ragione di essere nel dedicarsi agli altri, forse nella speranza di essere degno di amore, talvolta con un pizzico di sacrificio, sempre con estrema dedizione.
Se cerchiamo l’aggressività negli archetipi guardiamo il guerriero, armato e pronto alla lotta: non penseremmo mai di trovarne traccia nel martire.
Però… anche le formiche, nel loro piccolo, si incazzano.
Molti tendono a dare per ovvia la disponibilità del martire:
è il medico che corre sempre e si accolla i turni dei colleghi, l’amico sempre disponibile, il collega sempre pronto ad aiutare, il familiare che “c’è” ogni volta che si ha bisogno. Pochi si accorgono di quanto fa, o di quanto amore ci mette.
Però Martire ha accolto la chiamata e sta percorrendo il suo viaggio dell’eroe, e ad un certo punto giunge al bivio: rinunciare al viaggio o diventare viandante.
E se il viandante chiama, guai a cercare di legare il martire.
Il viandante è descritto come un ribelle, ma la ribellione non è improvvisa. Spesso è preceduta dalla presa di coscienza, dalla rabbia, persino dall’aggressività, per spezzare le catene. Guai se, invece, le persone accanto cercano di rinforzarle.
Il martire nella fase di trasformazione cerca, generalmente, di staccarsi con dolcezza dagli obblighi che lui stesso si è creato, ma se le persone che, fino a quel momento, si sono appoggiate a lui, o hanno approfittato della sua disponibilità, cercano di ostacolarlo, sa che bisogna proseguire il cammino.
Non meravigliatevi, dunque, di trovare rabbia o aggressività nel martire: è in fase di passaggio verso il viandante che, a passaggio completato, magari sbatterà la porta allontanandosi, ma non sarà aggressivo.