Capita. E i motivi possono essere i più disparati.
Da adulti i momenti di vuoto corrispondono a tempi in cui non sappiamo. Non sappiamo chi siamo, o cosa fare, e nemmeno cosa desiderare. Spesso sono provocati dall’esperienza della malattia, o dal lutto, e quindi li associamo al dolore.
Raramente sappiamo gestirli: ci precipitiamo a telefonare a qualcuno, fare qualcosa, riempire quel vuoto.
Lo stile di vita attuale condanna il vuoto: persino le giornate dei bambini vengono riempite di attività preconfezionate.
E invece…
Hai presente il neonato che guarda il mondo, il cucciolo che scopre di avere le zampe, o la coda… Hai mai osservato le nuvole trasportate dal vento o le onde del mare sulla risacca? Seduto, silenzioso, immobile, godendoti il vuoto.
Il vuoto, da bambini, non è associato al dolore, ma all’esplorazione, alla scoperta, alla curiosità e alla ricerca di comprendere il mondo.
I momenti di vuoto sono regali che la vita ci offre, persino quando nascono dal dolore. Perché il vuoto verrà riempito dal nuovo, mentre se cerchiamo una vita sovraffollata non troviamo spazio per comprendere, desiderare e rinnovarci.