Motivare il paziente, indurlo a seguire la terapia, convincerlo a rispettare le indicazioni, è uno dei maggiori obiettivi dell’attività del medico.
Riuscire ad avere un paziente motivato nel seguire le indicazioni, le prescrizioni e i consigli, è sicuramente un obiettivo importante.
È anche un obiettivo ragionevole e raggiungibile?
Teoricamente se una persona va dal medico perché non sta bene e il medico offre una risposta ed una soluzione, chiunque dovrebbe essere estremamente motivato nel seguire le indicazioni e le cure ricevute.
Eppure è risaputo che non è così: la percentuale di coloro che seguono solo in parte le prescrizioni è molto elevata.
Quindi c’è qualcosa che non va nel presupposto che sta alla base di molte relazioni medico – paziente: tu (paziente) hai un problema, io (medico) sono in grado di risolverlo, quindi fai quello che dico.
L’equivoco è proprio qui.
Persino in ambito chirurgico, dove l’operazione in sé è risolutiva e il paziente è sotto il completo controllo medico, la motivazione del paziente fa la differenza in termini di tempi e pienezza della guarigione.
In pratica, qualunque sia il problema, il paziente deve contribuire, partecipare, e questo contributo è principalmente la motivazione.
E allora: è possibile motivare il paziente? E come?
- In senso assoluto non è possibile “risolvere il problema di un altro”, così come non si può motivare un'altra persona.
Si può, o forse sarebbe meglio dire si deve) aiutarlo a trovare dentro di sé la motivazione.
- È possibile aiutare il paziente a trovare dentro di sé la motivazione.
- Come?
Dipende dal paziente.
Come ogni medico sa, qualcuno viene motivato dalla paura, altri dalla speranza di guarigione. Non c’è un’unica ragione per essere motivati.
Ma c’è una sorta di “ricetta base” che aiuta a trovare le parole giuste per motivare ciascun singolo paziente: coinvolgimento, empatia, ricalco e guida, comprensione.