Parlare globalmente di medicine alternative, oggi, è davvero “fare di ogni erba un fascio”. Eppure uso questa espressione perché ci sono medici che includono nel gruppo delle medicine alternative tutto quello che non corrisponde ad una loro visione di ortodossia della medicina: esami di laboratorio, farmaci e poco altro.
Le indagini dicono che il numero di pazienti che si rivolgono alle medicine alternative è in costante aumento.
Esistono, però, due situazioni diverse:
- abbandono pressoché totale del medico tradizionale a favore delle medicine alternative
- il tentativo, da parte del paziente, dell’integrazione tra i due mondi.
Nel primo caso desidero solo segnalare che
la motivazione più frequentemente dichiarata dai pazienti che scelgono un medico al di fuori dei sistemi tradizionali è la maggiore disponibilità all’ascolto e al coinvolgimento del paziente.
Pensateci!
Ma è il secondo caso che, invece, necessita di qualche suggerimento comunicazionale.
Ci sono due distinti elementi che possono aiutare il medico nella scelta del comportamento verso questi pazienti. E rappresentano una sorta di linee guida.
- Il primo è il giuramento di Ippocrate: primuum non nocere.
- Il secondo, strettamente collegato, è l’effetto placebo, che è stato ormai dimostrati in maniera incontrovertibile anche nei suoi dettagliati meccanismi neurologici e ormonali.
In sintesi: ciò che non danneggia il paziente, ciò che il paziente ritiene che gli faccia bene, purché non lo danneggi, dovrebbe essere accettato e integrato di buon grado, evitando perplessità a favore di un migliore coinvolgimento e dell’ottimizzazione della compliance.
D’altra parte .. Ci sono più cose in cielo e in terra, Orazio, di quante ne sogni la tua filosofia