Il caregiver e la relazione con il personale sanitario

Preparandomi al Caregiver day.

Il Caregiver day è una serie di eventi organizzati da Curopoli, un ente del terzo settore, nel mese di maggio, e sono tutti eventi dedicati ai caregiver.


Ho accolto con gioia l’invito (ad essere incera, l’ho sollecitato) per tenere un evento on line tra quelli organizzati da Curopoli.

Da caregiver a caregiver: come dialogare con il personale sanitario

Non è un argomento semplice, ma me lo sono andato a cercare io!

E adesso, in fase di preparazione, sono immersa e sommersa da appunti, immagini, pensieri in libertà, e anche dubbi ed elucubrazioni.


Sono molti anni che mi occupo di comunicazione in ambito salute, e continua ad essere un tema che mi affascina, su cui mi aggiorno, ma questo non lo rende più semplice.

L’esperienza come formatrice e come coach si somma all’esperienza fatta come paziente e come caregiver: sono davvero dentro la questione.

Questo rende solo parzialmente più semplice ciò che voglio raccontare.


Desidero, certo, dare consigli e suggerimenti, ma non voglio trasformare alcunché in regole, quanto far comprendere come il sistema personale sanitario-paziente e caregiver sia influenzato da molti fattori e vada dunque vissuto e gestito con cautela e buon senso.


Come ho detto è un sistema, complesso, in cui ciascuno ha un ruolo e dove a visione di insieme deve essere abbinata all’esame del dettaglio, della speciale situazione. E le situazioni sono infinite, tutte speciali.

Posso dire che mi sono presa una bella impresa da affrontare.

Però, per quanto possa essere complicato, il fascino dell’argomento, almeno per me, sta nel fatto che anche piccoli miglioramenti nel dialogo con il personale sanitario possono portare enormi benefici sia per il caregiver che per il paziente.

E poi bisogna ricordare la realtà odierna, caratterizzata da un incremento di burnout tra i medici e il personale sanitario. Il dialogo era già complesso prima, oggi spesso è impossibile ed è necessario, per il caregiver, inventarsi soluzioni.

E adesso continuo a lavorare sulla mia presentazione!



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Non so come si insegni la storia oggi. Ai miei tempi, parecchi anni fa, la storia era una favola affascinante, ricca di personaggi, o una sequela di date: dipendeva dall’insegnante. Ma era sempre nettamente separata dall’educazione civica (che, bisogna dirlo, era piuttosto trascurata e, quando l’insegnante si ricordava, consisteva solo nella lettura della Costituzione: meglio di niente, ma troppo poco per educare dei cittadini). Certo, l'educazione civica è lo studio delle forme di governo di una cittadinanza, con particolare attenzione al ruolo dei cittadini, alla gestione e al modo di operare dello Stato, quindi non deve necessariamente preoccuparsi di sviluppare cittadini educati, ma solo informati. Non so neanche se l’insegnamento si chiami ancora Storia ed Educazione civica. Però credo che, attraverso l’insegnamento della Storia, si possano formare le coscienze, e migliorare la qualità di vita di tutti. La vittoria di Pirro ne è un bell’esempio . Sicuramente è importante spiegare che Pirro, re dell’Epiro, sfidò Roma, invadendo l’Italia nel terzo secolo avanti Cristo. In una delle battaglie (quella finale) i romani persero, ma causando tante e tali perdite all’esercito di Pirro che questi fu costretto ad abbandonare la guerra. Si possono aggiungere le date, spiegare la strategia militare, i nomi dei generali romani, e tutto quanto è compreso nel testo di storia, funzionale all’età dello studente. Ma si può anche cogliere l’occasione per spiegare che la definizione di “vittoria di Pirro” è rimasta nei modi di dire per evidenziare come una vittoria può equivalere ad una sconfitta . E da qui spiegare che non esiste solo la dicotomia vittoria – sconfitta, che non è indispensabile vincere o perdere. Se c’è un contrasto, se ci sono diversi punti di vista o diversi obiettivi, si può vincere insieme. Grazie a Pirro diventa più semplice spiegare quanto sono vane alcune liti, e quanto invece si può guadagnare con una negoziazione . Attenzione! Negoziazione, e non compromesso! Quando la guerra è in atto, al massimo si raggiunge un compromesso. Ma prima che la battaglia si scateni, che la lite raggiunga l’apice, si può tendere alla negoziazione: comprensione dell’altro e delle sue priorità e scelta di un obiettivo comune. Impossibile? Difficile? Complesso! Ma quanto si vive meglio! Questo è quanto scrivevo alcuni anni fa. Oggi, mai come oggi, è fondamentale ricordare il concetto della vittoria di Pirro. Oggi si combatte per vittorie immediate, con battaglie basate fondamentalmente sulla forza. Oggi si dimentica quanto siamo interconnessi e quanto la apparente sconfitta di uno diventa, in poco tempo, la sconfitta di tutti. A me sembra che i contendenti di oggi, e uno in particolare, stia precipitando verso una vittoria di Pirro, con gravi danni per tutti.
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