Una prescrizione convincente

Uso dei filtri sensoriali per aumentare la compliance

Storia

Per cortesia, mi ascolti attentamente, e poi mi ponga tutte le domande che ritiene importanti. Le prescrivo diversi farmaci: ciascuno di questi ha un ruolo specifico, ma anche l’insieme è essenziale. Un po’ come un’orchestra dove ogni strumento è importante, e insieme producono un’armonia ancora più bella.

Il primo è XY, che va preso al mattino, diciamo quando suona la sveglia. Lei usa la sveglia? Agisce ….

Il secondo è WZ, da prendere dopo pranzo e dopo cena. Normalizza la funzionalità gastrica, quindi va preso a stomaco pieno. E mi raccomando, cerchi di non saltare il pranzo.

Poi prenda MQ a giorni alterni: glielo prescrivo perché ha detto di sentirsi giù di tono.

Domande

  • Presumendo che il medico abbia adottato una spiegazione della prescrizione adeguata al filtro sensoriale del paziente, quale potrebbe essere il filtro sensoriale prevalente di questo paziente?
  • In base a quali indizi?

Risposta

Presumendo che il medico abbia adottato una spiegazione della prescrizione adeguata al filtro sensoriale del paziente, quale potrebbe essere il filtro sensoriale prevalente di questo paziente?

  • Il paziente ha, presumibilmente, il filtro sensoriale prevalente uditivo.

In base a quali indizi?

  • Il medico sollecita l’attenzione del paziente chiedendo di “essere ascoltato attentamente” e usa la metafora dell’orchestra, utile per un paziente uditivo. Poi fa riferimento ad un suono, quello della sveglia, come potenziale ancora.
  • Anche l’affermazione di “sentirsi giù di tono” fa parte del linguaggio tipico dell’uditivo.
  • Infine il medico fornisce spiegazioni sul perché prendere i farmaci, inclusa una spiegazione sul meccanismo d’azione di uno di questi. Tai informazioni possono essere utili sia ad un cinestesico (che ha bisogno di sapere “a cosa serve” ciò che fa), sia ad un uditivo per il quale è importante che ci sia una logica nelle proprie azioni.
  • Si dice infatti che il filtro prevalente uditivo è legato alla logica e al pensiero razionale, mentre il filtro prevalente cinestesico è legato alle emozioni e quello visivo è legato alle azioni, come esteriorizzazione.
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La definizione di “ relazione di aiuto ” nasce nel 1951 quando Carl Rogers nel 1951 specificò che si tratta di " una relazione in cui almeno uno dei due protagonisti ha lo scopo di promuovere nell'altro la crescita, lo sviluppo, la maturità ed il raggiungimento di un modo di agire più adeguato e integrato ”. Carl Rogers è il fondatore del counseling . C’è spesso confusione tra relazione educativa e relazione di aiuto ma la confusione, a mio avviso, nasce in buona parte dal fatto che chi molto di quanto è stato scritto per argomentare le due tipologie di relazione nasce in ambito universitario e didattico, interessandosi più degli aspetti istituzionali che del lato pratico. Certamente chi educa aiuta, e chi aiuta educa , ma se ci riferiamo ad un contesto ben preciso, come quello dell’attività professionale quotidiana di un farmacista, ci sono alcune differenze molto specifiche. Ma in sostanza, serve davvero al farmacista conoscere le differenze? Il farmacista, in termini di comunicazione, svolge diversi ruoli e necessita di estrema flessibilità per passare da un ruolo all’altro o, meglio, per mettere in campo ogni volta le specifiche competenze che sono più utili. Per far meglio il proprio lavoro, o per affaticarsi meno nel farlo, è dunque utile conoscere e familiarizzare con i concetti basilari e le tecniche proprie di uno o dell’altro ruolo. Mi spiego meglio. Il farmacista vende . Non salute, ma prodotti. Le tecniche di vendita gli servono dunque per vendere meglio e anche per acquistare meglio, o saper controbattere ai venditori che incontra. Il farmacista consiglia . Il farmacista supporta il paziente e il medico per ottenere la massima adesione alle terapie. Il farmacista ha un importante ruolo sociale per migliorare salute e qualità di vita della popolazione. Le cose si complicano. Le tecniche di vendita non servono più, e in realtà non servono nemmeno quando il farmacista vuole passare dal puro atto di vendita alla più redditizia fidelizzazione del cliente. Ipotizziamo tre diverse situazioni, molto comuni nell’attività quotidiana. Il cliente presenta una prescrizione medica un po’ complessa e chiede aiuto per meglio comprendere e ricordare la posologia e la durata della terapia. In questo caso è ottimale far ricorso a tecniche di coaching , strumenti finalizzati al raggiungimento di uno specifico obiettivo. Il cliente ha un problema, non sa che fare, vuole suggerimenti e consigli, non sa neanche se andare dal medico o no. È preoccupato, ma confuso. È la classica situazione della relazione di aiuto. Il cliente ha un problema di salute. È sotto controllo medico, ma ha letto su qualche sito un po’ di tutto, sa che deve modificare il suo stile di vita o la sua alimentazione. Qui il farmacista passa al ruolo di educatore sanitario : chiarisce i dubbi, elimina le sciocchezze, fornisce suggerimenti. Ma quali sono le tecniche, le regole del gioco nei diversi ruoli? Un po’ di pazienza …
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