Tra le mie passioni, quella di scrivere ha un posto importante nella mia vita e nei miei pensieri.
Anche libri, e ne ho pubblicati alcuni.
- Hanno venduto?
Un po’ sì, ma direi che non diventerò ricca scrivendo libri.
- Sono belli? Sono piaciuti?
Ho avuto commenti positivi, ma la maggior parte arrivano da amici…
Poi, ieri, curiosando su Amazon trovo diverse recensioni su uno dei miei primi libri: Volontà e destino –
l’I Ching come mentore nella vita quotidiana.
Scopro di avere sempre cinque stelle (il massimo) come voto, e che le recensioni sono estremamente positive.
Tutto questo mi fa riflettere.
Poi penso alle votazioni ricevute sui corsi che ho nella piattaforma Udemy, con voti superiori alla media dell’area, ad altre recensioni di libri, a una volta in cui, per caso, ho scoperto che Volontà e destino era nella prima posizione della classifica della sua categoria, e io non ricordo neanche se era Amazon o Il giardino dei libri o altro.
Non ho comunicato, e tantomeno sfruttato in termini promozionali, nessuna di queste situazioni.
- La domanda a cui mi serve risposta è perché?
- La seconda domanda è se davvero credo di riuscire a vendere, a guadagnare, ad essere seguita, senza farmi promozione.
La risposta alla seconda domanda è più facile: so bene di essere out, fuori, obsoleta: il mondo, oggi più che mai, segue regole ben precise.
E torno alla prima domanda, anche con un pizzico di brutalità.
- Ai miei tempi l’educazione insegnava che “chi si loda, si imbroda”: non ci si vanta dei risultati ottenuti. E qualcosa di questa impostazione mentale mi è rimasta attaccata.
Però in questo atteggiamento c’è anche un pizzico di snobismo, e tanto animo ribelle: vorrei giocare secondo le mie regole, non subire quelle del mercato.
Ultimo, ma non per importanza, c’è il rifiuto del giudizio e la paura del fallimento.
Sono, stupidamente, più attenta alle valutazioni negative che a quelle positive e, se è vero che questo fa migliorare, è anche vero che è un ottimo sistema per darsi martellate sui calli.