Materia: autopromozione. Stato: bocciata
Sapevo di non essere brava nel promuovere me stessa e il mio lavoro, ma scopro di essere un vero disastro.

Tra le mie passioni, quella di scrivere ha un posto importante nella mia vita e nei miei pensieri.
Anche libri, e ne ho pubblicati alcuni.
- Hanno venduto? Un po’ sì, ma direi che non diventerò ricca scrivendo libri.
- Sono belli? Sono piaciuti? Ho avuto commenti positivi, ma la maggior parte arrivano da amici…
Poi, ieri, curiosando su Amazon trovo diverse recensioni su uno dei miei primi libri: Volontà e destino –
l’I Ching come mentore nella vita quotidiana.
Scopro di avere sempre cinque stelle (il massimo) come voto, e che le recensioni sono estremamente positive.
Tutto questo mi fa riflettere.
Poi penso alle votazioni ricevute sui corsi che ho nella piattaforma Udemy, con voti superiori alla media dell’area, ad altre recensioni di libri, a una volta in cui, per caso, ho scoperto che Volontà e destino era nella prima posizione della classifica della sua categoria, e io non ricordo neanche se era Amazon o Il giardino dei libri o altro.
Non ho comunicato, e tantomeno sfruttato in termini promozionali, nessuna di queste situazioni.
- La domanda a cui mi serve risposta è perché?
- La seconda domanda è se davvero credo di riuscire a vendere, a guadagnare, ad essere seguita, senza farmi promozione.
La risposta alla seconda domanda è più facile: so bene di essere out, fuori, obsoleta: il mondo, oggi più che mai, segue regole ben precise.
E torno alla prima domanda, anche con un pizzico di brutalità.
- Ai miei tempi l’educazione insegnava che “chi si loda, si imbroda”: non ci si vanta dei risultati ottenuti. E qualcosa di questa impostazione mentale mi è rimasta attaccata.
Però in questo atteggiamento c’è anche un pizzico di snobismo, e tanto animo ribelle: vorrei giocare secondo le mie regole, non subire quelle del mercato.
Ultimo, ma non per importanza, c’è il rifiuto del giudizio e la paura del fallimento.
Sono, stupidamente, più attenta alle valutazioni negative che a quelle positive e, se è vero che questo fa migliorare, è anche vero che è un ottimo sistema per darsi martellate sui calli.

Non so come si insegni la storia oggi. Ai miei tempi, parecchi anni fa, la storia era una favola affascinante, ricca di personaggi, o una sequela di date: dipendeva dall’insegnante. Ma era sempre nettamente separata dall’educazione civica (che, bisogna dirlo, era piuttosto trascurata e, quando l’insegnante si ricordava, consisteva solo nella lettura della Costituzione: meglio di niente, ma troppo poco per educare dei cittadini). Certo, l'educazione civica è lo studio delle forme di governo di una cittadinanza, con particolare attenzione al ruolo dei cittadini, alla gestione e al modo di operare dello Stato, quindi non deve necessariamente preoccuparsi di sviluppare cittadini educati, ma solo informati. Non so neanche se l’insegnamento si chiami ancora Storia ed Educazione civica. Però credo che, attraverso l’insegnamento della Storia, si possano formare le coscienze, e migliorare la qualità di vita di tutti. La vittoria di Pirro ne è un bell’esempio . Sicuramente è importante spiegare che Pirro, re dell’Epiro, sfidò Roma, invadendo l’Italia nel terzo secolo avanti Cristo. In una delle battaglie (quella finale) i romani persero, ma causando tante e tali perdite all’esercito di Pirro che questi fu costretto ad abbandonare la guerra. Si possono aggiungere le date, spiegare la strategia militare, i nomi dei generali romani, e tutto quanto è compreso nel testo di storia, funzionale all’età dello studente. Ma si può anche cogliere l’occasione per spiegare che la definizione di “vittoria di Pirro” è rimasta nei modi di dire per evidenziare come una vittoria può equivalere ad una sconfitta . E da qui spiegare che non esiste solo la dicotomia vittoria – sconfitta, che non è indispensabile vincere o perdere. Se c’è un contrasto, se ci sono diversi punti di vista o diversi obiettivi, si può vincere insieme. Grazie a Pirro diventa più semplice spiegare quanto sono vane alcune liti, e quanto invece si può guadagnare con una negoziazione . Attenzione! Negoziazione, e non compromesso! Quando la guerra è in atto, al massimo si raggiunge un compromesso. Ma prima che la battaglia si scateni, che la lite raggiunga l’apice, si può tendere alla negoziazione: comprensione dell’altro e delle sue priorità e scelta di un obiettivo comune. Impossibile? Difficile? Complesso! Ma quanto si vive meglio! Questo è quanto scrivevo alcuni anni fa. Oggi, mai come oggi, è fondamentale ricordare il concetto della vittoria di Pirro. Oggi si combatte per vittorie immediate, con battaglie basate fondamentalmente sulla forza. Oggi si dimentica quanto siamo interconnessi e quanto la apparente sconfitta di uno diventa, in poco tempo, la sconfitta di tutti. A me sembra che i contendenti di oggi, e uno in particolare, stia precipitando verso una vittoria di Pirro, con gravi danni per tutti.






