Celebrare le sconfitte

È facile celebrare le vittorie. Impara a festeggiare le sconfitte!

Lo si legge ovunque: è importante festeggiare le vittorie, assaporare i trionfi. Non lo nego. Ogni vittoria, per piccola che sia, produce una scarica di dopamina, uno dei mediatori chimici della felicità.

Festeggiare la vittorie fa bene, e ci fa bene.

E le sconfitte?

Personalmente sostengo che sia importante anche inventarsi un rituale di festeggiamento per le sconfitte.

Riflettiamo un attimo, e facciamo un’analogia.

  • È facile ricordarsi delle persone che ci hanno aiutato, incentivato, motivato…

Eppure, passata une certa età, si impara che esiste una sorta di gratitudine per chi ci ha fatto del male: in fondo ci ha insegnato chi e cosa non vogliamo essere, ed è una lezione importante.

Chi ci ha danneggiato ci ha insegnato chi e cosa non vogliamo diventare, ci ha fatto conoscere i nostri limiti e le nostre debolezze e sì, imparando a governare la rabbia e a rinunciare al rancore, ci ha aiutato a diventare persone migliori. Per lo meno, migliori di loro.

Brindo felicemente a chi mi ha sostenuto, e brindo con un grande vaffa a chi ha cercato in molti modi di affossarmi: non ci sono riusciti.


Questo vale anche per la vita.

Talvolta la vita porta al trionfo, alla vittoria, talvolta alla sconfitta.

Fa tutto parte del gioco. L’importante è non cercare colpevoli, e riconoscere i propri meriti senza arroganza e i propri errori senza sentirsi incapaci.

Il festeggiamento della sconfitta non è un atto consolatorio. Non si beve fino a stordirsi: si brinda.

Riconoscere la sconfitta, o il fallimento, non è mica facile. Pensa a tutte quelle persone (ne conosco tante) che quando non trionfano cercano, all’esterno, di chi è la colpa: tutto pur di evitare di dire che hanno sbagliato. Ci sono tanti modi di sbagliare!

E non di rado l’errore è una delle migliori fonti di apprendimento.

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Non so come si insegni la storia oggi. Ai miei tempi, parecchi anni fa, la storia era una favola affascinante, ricca di personaggi, o una sequela di date: dipendeva dall’insegnante. Ma era sempre nettamente separata dall’educazione civica (che, bisogna dirlo, era piuttosto trascurata e, quando l’insegnante si ricordava, consisteva solo nella lettura della Costituzione: meglio di niente, ma troppo poco per educare dei cittadini). Certo, l'educazione civica è lo studio delle forme di governo di una cittadinanza, con particolare attenzione al ruolo dei cittadini, alla gestione e al modo di operare dello Stato, quindi non deve necessariamente preoccuparsi di sviluppare cittadini educati, ma solo informati. Non so neanche se l’insegnamento si chiami ancora Storia ed Educazione civica. Però credo che, attraverso l’insegnamento della Storia, si possano formare le coscienze, e migliorare la qualità di vita di tutti. La vittoria di Pirro ne è un bell’esempio . Sicuramente è importante spiegare che Pirro, re dell’Epiro, sfidò Roma, invadendo l’Italia nel terzo secolo avanti Cristo. In una delle battaglie (quella finale) i romani persero, ma causando tante e tali perdite all’esercito di Pirro che questi fu costretto ad abbandonare la guerra. Si possono aggiungere le date, spiegare la strategia militare, i nomi dei generali romani, e tutto quanto è compreso nel testo di storia, funzionale all’età dello studente. Ma si può anche cogliere l’occasione per spiegare che la definizione di “vittoria di Pirro” è rimasta nei modi di dire per evidenziare come una vittoria può equivalere ad una sconfitta . E da qui spiegare che non esiste solo la dicotomia vittoria – sconfitta, che non è indispensabile vincere o perdere. Se c’è un contrasto, se ci sono diversi punti di vista o diversi obiettivi, si può vincere insieme. Grazie a Pirro diventa più semplice spiegare quanto sono vane alcune liti, e quanto invece si può guadagnare con una negoziazione . Attenzione! Negoziazione, e non compromesso! Quando la guerra è in atto, al massimo si raggiunge un compromesso. Ma prima che la battaglia si scateni, che la lite raggiunga l’apice, si può tendere alla negoziazione: comprensione dell’altro e delle sue priorità e scelta di un obiettivo comune. Impossibile? Difficile? Complesso! Ma quanto si vive meglio! Questo è quanto scrivevo alcuni anni fa. Oggi, mai come oggi, è fondamentale ricordare il concetto della vittoria di Pirro. Oggi si combatte per vittorie immediate, con battaglie basate fondamentalmente sulla forza. Oggi si dimentica quanto siamo interconnessi e quanto la apparente sconfitta di uno diventa, in poco tempo, la sconfitta di tutti. A me sembra che i contendenti di oggi, e uno in particolare, stia precipitando verso una vittoria di Pirro, con gravi danni per tutti.
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