Ancora sull’insegnare

Amo i cartoni animati e, spesso, sono fonte di saggezza

Prendo nuovamente spunto da Kung Fu Panda. Questa volta faccio riferimento al terzo film della serie.

Uso spesso questo breve video nei miei corsi: lo trovo denso di significato e, personalmente, rappresenta perfettamente il mio concetto di insegnamento.

Vi invito a guardare il breve filmato, ma voglio porre l’accento su una delle frasi per me più importanti

Non devo trasformare voi in me, ma voi in voi. La vostra forza sta nell’essere il miglior voi stessi che potete.

Certo, può sembrare una banale dichiarazione più legata allo sviluppo della persona che all’insegnamento di una materia, ma non è così.

La frase del Panda è anche collegata alla motivazione e alla paura del fallimento.

Tutti abbiamo timore di fallire, e per molti ci vogliono anni per superarla o per accettare i fallimenti del passato.

Insegnare passando attraverso ciò che ciascuno sa fare, potenziando il positivo invece di puntare il dito sulle carenze, è una strada che raggiunge risultati notevoli. E, attenzione, questo non significa comportarsi da paracaduti, evitare di segnalare errori o negare le difficoltà di apprendimento.

 

Personalmente sono sempre stata ritenuta un disastro in matematica finché qualcuno non mi ha spiegato a cosa serviva: fu la docente di chimica-fisica all’università, quello che veniva considerato l’esame più terribile dell’intero corso di laurea, eppure a me aprì un mondo, e lo superai brillantemente.

Il Panda ci ricorda che talvolta per insegnare non basta sapere in che cosa lo studente è scolasticamente bravo o non bravo, , ma anche che cosa ama, cosa pensa di saper fare e in cui, quindi, si impegnerà al massimo.

Sappiamo che, spesso, una lode vale più di tante sgridate e per molti utilizzare strade che già sanno percorrere per imparare cose nuove è un grande incentivo.

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La definizione di “ relazione di aiuto ” nasce nel 1951 quando Carl Rogers nel 1951 specificò che si tratta di " una relazione in cui almeno uno dei due protagonisti ha lo scopo di promuovere nell'altro la crescita, lo sviluppo, la maturità ed il raggiungimento di un modo di agire più adeguato e integrato ”. Carl Rogers è il fondatore del counseling . C’è spesso confusione tra relazione educativa e relazione di aiuto ma la confusione, a mio avviso, nasce in buona parte dal fatto che chi molto di quanto è stato scritto per argomentare le due tipologie di relazione nasce in ambito universitario e didattico, interessandosi più degli aspetti istituzionali che del lato pratico. Certamente chi educa aiuta, e chi aiuta educa , ma se ci riferiamo ad un contesto ben preciso, come quello dell’attività professionale quotidiana di un farmacista, ci sono alcune differenze molto specifiche. Ma in sostanza, serve davvero al farmacista conoscere le differenze? Il farmacista, in termini di comunicazione, svolge diversi ruoli e necessita di estrema flessibilità per passare da un ruolo all’altro o, meglio, per mettere in campo ogni volta le specifiche competenze che sono più utili. Per far meglio il proprio lavoro, o per affaticarsi meno nel farlo, è dunque utile conoscere e familiarizzare con i concetti basilari e le tecniche proprie di uno o dell’altro ruolo. Mi spiego meglio. Il farmacista vende . Non salute, ma prodotti. Le tecniche di vendita gli servono dunque per vendere meglio e anche per acquistare meglio, o saper controbattere ai venditori che incontra. Il farmacista consiglia . Il farmacista supporta il paziente e il medico per ottenere la massima adesione alle terapie. Il farmacista ha un importante ruolo sociale per migliorare salute e qualità di vita della popolazione. Le cose si complicano. Le tecniche di vendita non servono più, e in realtà non servono nemmeno quando il farmacista vuole passare dal puro atto di vendita alla più redditizia fidelizzazione del cliente. Ipotizziamo tre diverse situazioni, molto comuni nell’attività quotidiana. Il cliente presenta una prescrizione medica un po’ complessa e chiede aiuto per meglio comprendere e ricordare la posologia e la durata della terapia. In questo caso è ottimale far ricorso a tecniche di coaching , strumenti finalizzati al raggiungimento di uno specifico obiettivo. Il cliente ha un problema, non sa che fare, vuole suggerimenti e consigli, non sa neanche se andare dal medico o no. È preoccupato, ma confuso. È la classica situazione della relazione di aiuto. Il cliente ha un problema di salute. È sotto controllo medico, ma ha letto su qualche sito un po’ di tutto, sa che deve modificare il suo stile di vita o la sua alimentazione. Qui il farmacista passa al ruolo di educatore sanitario : chiarisce i dubbi, elimina le sciocchezze, fornisce suggerimenti. Ma quali sono le tecniche, le regole del gioco nei diversi ruoli? Un po’ di pazienza …
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