Vivere l’incertezza

Non è facile, ma si impara a vivere nell’incertezza.

Certezze, sicurezze: la loro ricerca è in qualche modo insita nella natura umana. Servono?

Qualcuno confonde la sicurezza col denaro, qualcuno cerca certezze nei dogmi. Qualcuno pensa che le certezze, gli assolutismi, tolgano ansie e timori dalla vita.

Non è così.


Appartengo ad una delle generazioni che non ha conosciuto in prima persona la guerra, che ha vissuto miglioramenti economici, aumento della vita, benessere.

Non eravamo pronti ad affrontare le incertezze, tante, che oggi si presentano nel nostro mondo.

Io ho imparato, almeno parzialmente, dalla vita e dalla malattia e vivere nell’incertezza, facilitata in questo da una mia tendenza personale al dubbio.

Ovviamente vivo, talvolta, paure. Vorrei sicurezze, forse.

Con l’avanzare dell’età, però, ho scoperto una cosa che per me è stata illuminante.

Non è la sicurezza che mi serve. Quella fondamentale, quella che si prova tra le braccia della mamma, mi è stata sottratta molto presto, e nulla poteva sostituirla.

Non sono le certezze che mi servono. Ne ho pochissime, e metto in discussione anche quelle.

Non disdegno la sicurezza economica, ma ho vissuto periodi di alti e bassi, molto alti e molto bassi, e ne sono sempre uscita indenne.

Desidero la certezza dell’amore da e per le persone che amo, ma ne ho perse diverse lungo la strada…

Non sono certezze o sicurezze che mi hanno consentito il ben-essere profondo o che mi permettono di essere felice, a modo mio, ovviamente.

E non sono certezze o sicurezze quelle che auguro ai miei amati nipoti.

È la speranza quella che serve, quella che auguro, quella che desidero.

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Non so come si insegni la storia oggi. Ai miei tempi, parecchi anni fa, la storia era una favola affascinante, ricca di personaggi, o una sequela di date: dipendeva dall’insegnante. Ma era sempre nettamente separata dall’educazione civica (che, bisogna dirlo, era piuttosto trascurata e, quando l’insegnante si ricordava, consisteva solo nella lettura della Costituzione: meglio di niente, ma troppo poco per educare dei cittadini). Certo, l'educazione civica è lo studio delle forme di governo di una cittadinanza, con particolare attenzione al ruolo dei cittadini, alla gestione e al modo di operare dello Stato, quindi non deve necessariamente preoccuparsi di sviluppare cittadini educati, ma solo informati. Non so neanche se l’insegnamento si chiami ancora Storia ed Educazione civica. Però credo che, attraverso l’insegnamento della Storia, si possano formare le coscienze, e migliorare la qualità di vita di tutti. La vittoria di Pirro ne è un bell’esempio . Sicuramente è importante spiegare che Pirro, re dell’Epiro, sfidò Roma, invadendo l’Italia nel terzo secolo avanti Cristo. In una delle battaglie (quella finale) i romani persero, ma causando tante e tali perdite all’esercito di Pirro che questi fu costretto ad abbandonare la guerra. Si possono aggiungere le date, spiegare la strategia militare, i nomi dei generali romani, e tutto quanto è compreso nel testo di storia, funzionale all’età dello studente. Ma si può anche cogliere l’occasione per spiegare che la definizione di “vittoria di Pirro” è rimasta nei modi di dire per evidenziare come una vittoria può equivalere ad una sconfitta . E da qui spiegare che non esiste solo la dicotomia vittoria – sconfitta, che non è indispensabile vincere o perdere. Se c’è un contrasto, se ci sono diversi punti di vista o diversi obiettivi, si può vincere insieme. Grazie a Pirro diventa più semplice spiegare quanto sono vane alcune liti, e quanto invece si può guadagnare con una negoziazione . Attenzione! Negoziazione, e non compromesso! Quando la guerra è in atto, al massimo si raggiunge un compromesso. Ma prima che la battaglia si scateni, che la lite raggiunga l’apice, si può tendere alla negoziazione: comprensione dell’altro e delle sue priorità e scelta di un obiettivo comune. Impossibile? Difficile? Complesso! Ma quanto si vive meglio! Questo è quanto scrivevo alcuni anni fa. Oggi, mai come oggi, è fondamentale ricordare il concetto della vittoria di Pirro. Oggi si combatte per vittorie immediate, con battaglie basate fondamentalmente sulla forza. Oggi si dimentica quanto siamo interconnessi e quanto la apparente sconfitta di uno diventa, in poco tempo, la sconfitta di tutti. A me sembra che i contendenti di oggi, e uno in particolare, stia precipitando verso una vittoria di Pirro, con gravi danni per tutti.
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