Trattamento d'urto

Quando servirebbe l’empatia

Storia

Il signor Motta ha da anni problemi di cuore. Il suo cardiologo di fiducia è morto, così quando rifà gli esami di controllo si rivolge ad un nuovo cardiologo, portandogli tutti gli esami. Il dialogo è pressappoco questo:

  • Sì, la situazione è invariata da 10 anni, ma la situazione è grave.
  • Ma, … io sto bene.
  • Il suo stile di vita è sano? Alcool? Fumo? Fa sport? Alimentazione? Segue la terapia?
  • Non bevo, non fumo, faccio sport leggeri, ma costantemente. Ho quasi 70 anni! L’alimentazione è controllata, ricca di verdure, soprattutto. Sono molto preciso e puntiglioso nel seguire la terapia.
  • Sì, ma Lei può morire da un momento all’altro. I sintomi non contano! Il suo cuore ha dei problemi! Ne è consapevole?

Domande

  • Con quale tipo di paziente può servire il tipo di approccio del medico?

Risposta

Tecnicamente l’approccio del medico è molto simile a quello che viene definito “un K negativo”: un brusco e drastico schiaffone morale per indurre un cambio totale di comportamento, ma ha anche alcune affinità con lo stile di management per paura che talvolta viene adottato nelle aziende.

Spaventare il paziente può quindi essere uno strumento attraverso il quale indurlo a cambiare stile di vita, accettare una patologia cronica, indurlo a seguire la terapia, ridefinire il ruolo guida del medico.

Dal punto di vista comunicazionale questo approccio potrebbe essere utile con un paziente direttivo, ma bisogna essere consapevoli del rischio che il paziente cambi immediatamente medico, o con pazienti che manifestino spiccate incapacità di ascolto.

Ma, per evitare rischi, questo tipo di approccio va tentato solo ed esclusivamente quando si è in stato di profonda empatia con il paziente per far sì che ne derivino risultati desiderati e positivo, o comunque per poter immediatamente correggere reazioni negative. Se, ad esempio, il paziente è fortemente ansioso si potrebbero scatenare reazioni emozionali anche gravi.

Autore: Carla Fiorentini 21 dicembre 2025
Il Natale è un invito
Autore: Carla Fiorentini 21 dicembre 2025
Trova un’altra sedia e allunga il tavolo
Autore: Carla Fiorentini 14 dicembre 2025
Durante questo 2025 mi sono chiesta più volte se avevo sbagliato qualcosa nell’interpretare l’I Ching per l’anno. Poi mi sono chiesta se c’era qualcosa che non avevo capito.
Autore: Carla Fiorentini 7 dicembre 2025
La comunicazione è cambiata, tanto, negli anni…
Autore: Carla Fiorentini 30 novembre 2025
La programmazione neurolinguistica identifica 4 posizioni percettive: parliamo della seconda
30 novembre 2025
Sanità che cambia
Autore: Carla Fiorentini 29 novembre 2025
La diagnosi di una malattia grave dà inizio ad un vero viaggio dell’eroe.
Autore: Carla Fiorentini 23 novembre 2025
La definizione di “ relazione di aiuto ” nasce nel 1951 quando Carl Rogers nel 1951 specificò che si tratta di " una relazione in cui almeno uno dei due protagonisti ha lo scopo di promuovere nell'altro la crescita, lo sviluppo, la maturità ed il raggiungimento di un modo di agire più adeguato e integrato ”. Carl Rogers è il fondatore del counseling . C’è spesso confusione tra relazione educativa e relazione di aiuto ma la confusione, a mio avviso, nasce in buona parte dal fatto che chi molto di quanto è stato scritto per argomentare le due tipologie di relazione nasce in ambito universitario e didattico, interessandosi più degli aspetti istituzionali che del lato pratico. Certamente chi educa aiuta, e chi aiuta educa , ma se ci riferiamo ad un contesto ben preciso, come quello dell’attività professionale quotidiana di un farmacista, ci sono alcune differenze molto specifiche. Ma in sostanza, serve davvero al farmacista conoscere le differenze? Il farmacista, in termini di comunicazione, svolge diversi ruoli e necessita di estrema flessibilità per passare da un ruolo all’altro o, meglio, per mettere in campo ogni volta le specifiche competenze che sono più utili. Per far meglio il proprio lavoro, o per affaticarsi meno nel farlo, è dunque utile conoscere e familiarizzare con i concetti basilari e le tecniche proprie di uno o dell’altro ruolo. Mi spiego meglio. Il farmacista vende . Non salute, ma prodotti. Le tecniche di vendita gli servono dunque per vendere meglio e anche per acquistare meglio, o saper controbattere ai venditori che incontra. Il farmacista consiglia . Il farmacista supporta il paziente e il medico per ottenere la massima adesione alle terapie. Il farmacista ha un importante ruolo sociale per migliorare salute e qualità di vita della popolazione. Le cose si complicano. Le tecniche di vendita non servono più, e in realtà non servono nemmeno quando il farmacista vuole passare dal puro atto di vendita alla più redditizia fidelizzazione del cliente. Ipotizziamo tre diverse situazioni, molto comuni nell’attività quotidiana. Il cliente presenta una prescrizione medica un po’ complessa e chiede aiuto per meglio comprendere e ricordare la posologia e la durata della terapia. In questo caso è ottimale far ricorso a tecniche di coaching , strumenti finalizzati al raggiungimento di uno specifico obiettivo. Il cliente ha un problema, non sa che fare, vuole suggerimenti e consigli, non sa neanche se andare dal medico o no. È preoccupato, ma confuso. È la classica situazione della relazione di aiuto. Il cliente ha un problema di salute. È sotto controllo medico, ma ha letto su qualche sito un po’ di tutto, sa che deve modificare il suo stile di vita o la sua alimentazione. Qui il farmacista passa al ruolo di educatore sanitario : chiarisce i dubbi, elimina le sciocchezze, fornisce suggerimenti. Ma quali sono le tecniche, le regole del gioco nei diversi ruoli? Un po’ di pazienza …
Autore: Carla Fiorentini 23 novembre 2025
Harry vince la battaglia finale, ma ha vinto molto prima
Autore: Carla Fiorentini 16 novembre 2025
Che succede 10 anni dopo la diagnosi?
Show More