La motivazione

Amo i cartoni animati e, spesso, sono fonte di saggezza

Tra i cartoni animati che amo di più ci sono i film di Kung Fu Panda, ricchissimi di suggerimenti, saggezza e fonte di vere e proprie illuminazioni.

Oggi voglio porre l’accento sull’addestramento di Po, nel primo film della serie. Po è stato scelto come guerriero dragone, ma non è certo un esperto di Kung fu. E poi non ha il fisico, e nessune delle caratteristiche fisiche che lo possono rendere un abile guerriero. Massiccio, sgraziato, manca di agilità.

Come se non bastasse non ha quello che il suo maestro ritiene essere lo spirito giusto: scherza sempre e gli manca, totalmente, quella seriosità che il suo maestro associa alla potenziale e auspicabile saggezza del kung fu. Figuriamoci se può essere il guerriero dragone, l’essenza del kung fu, della saggezza…

Il suo maestro (Shifu) non crede in lui, non vuole addestrarlo, ma è costretto a provare da quello che è stato il suo maestro. Detesta Po, e il panda sta per rinunciare.

Poi, in una mitica scena, Shifu scopre che, per arrivare al cibo, Po riesce ad essere assolutamente agile e a fare movimenti incredibili.

Comincia così un intenso allenamento, basato sulla conquista del cibo.

È pieno successo!

Accade così per molti studenti, e anche adulti: per imparare serve la giusta motivazione.

Mio padre ha tentato per molti anni di indurmi a studiare per avere buoni voti, per essere brava a scuola, per vincere la competizione con mia sorella (che era molto brava).

Ho cominciato a sgobbare davvero all’università, quando conquistare la laurea voleva dire trovare un lavoro da amare, andar via di casa, cercare il mio posto nella vita.

Tutti abbiamo motivazioni che ci permettono di fare praticamente qualsiasi cosa, ma spesso non riusciamo a trovarle. Gli adulti, insegnanti e genitori, pensano di poterci trasmettere le loro motivazioni, ma non funziona, non può funzionare.

E, secondo me, il miglior insegnante del mondo, quello che non si dimentica e si continua a ringraziare per tutta la vita, è quello che ci ha aiutato a trovare la nostra personale motivazione.

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La definizione di “ relazione di aiuto ” nasce nel 1951 quando Carl Rogers nel 1951 specificò che si tratta di " una relazione in cui almeno uno dei due protagonisti ha lo scopo di promuovere nell'altro la crescita, lo sviluppo, la maturità ed il raggiungimento di un modo di agire più adeguato e integrato ”. Carl Rogers è il fondatore del counseling . C’è spesso confusione tra relazione educativa e relazione di aiuto ma la confusione, a mio avviso, nasce in buona parte dal fatto che chi molto di quanto è stato scritto per argomentare le due tipologie di relazione nasce in ambito universitario e didattico, interessandosi più degli aspetti istituzionali che del lato pratico. Certamente chi educa aiuta, e chi aiuta educa , ma se ci riferiamo ad un contesto ben preciso, come quello dell’attività professionale quotidiana di un farmacista, ci sono alcune differenze molto specifiche. Ma in sostanza, serve davvero al farmacista conoscere le differenze? Il farmacista, in termini di comunicazione, svolge diversi ruoli e necessita di estrema flessibilità per passare da un ruolo all’altro o, meglio, per mettere in campo ogni volta le specifiche competenze che sono più utili. Per far meglio il proprio lavoro, o per affaticarsi meno nel farlo, è dunque utile conoscere e familiarizzare con i concetti basilari e le tecniche proprie di uno o dell’altro ruolo. Mi spiego meglio. Il farmacista vende . Non salute, ma prodotti. Le tecniche di vendita gli servono dunque per vendere meglio e anche per acquistare meglio, o saper controbattere ai venditori che incontra. Il farmacista consiglia . Il farmacista supporta il paziente e il medico per ottenere la massima adesione alle terapie. Il farmacista ha un importante ruolo sociale per migliorare salute e qualità di vita della popolazione. Le cose si complicano. Le tecniche di vendita non servono più, e in realtà non servono nemmeno quando il farmacista vuole passare dal puro atto di vendita alla più redditizia fidelizzazione del cliente. Ipotizziamo tre diverse situazioni, molto comuni nell’attività quotidiana. Il cliente presenta una prescrizione medica un po’ complessa e chiede aiuto per meglio comprendere e ricordare la posologia e la durata della terapia. In questo caso è ottimale far ricorso a tecniche di coaching , strumenti finalizzati al raggiungimento di uno specifico obiettivo. Il cliente ha un problema, non sa che fare, vuole suggerimenti e consigli, non sa neanche se andare dal medico o no. È preoccupato, ma confuso. È la classica situazione della relazione di aiuto. Il cliente ha un problema di salute. È sotto controllo medico, ma ha letto su qualche sito un po’ di tutto, sa che deve modificare il suo stile di vita o la sua alimentazione. Qui il farmacista passa al ruolo di educatore sanitario : chiarisce i dubbi, elimina le sciocchezze, fornisce suggerimenti. Ma quali sono le tecniche, le regole del gioco nei diversi ruoli? Un po’ di pazienza …
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