Non è mai tardi

Gli anni ci sono, e sono tanti. Eppure mi ostino a pensare che non è mai tardi.

In queste ultime settimane diversi amici mi hanno espresso il loro disagio causato dall’età.

Problemi di salute, acciacchi, difficoltà di lavoro, l’anagrafe che segnala un’età in cui i nostri genitori erano in pensione, la società in cui siamo immersi che condanna l’avanzare degli anni… tutto complotta per far sentire un senso di fallimento o inadeguatezza.

Non è vero!

So bene chi gli anni passano, gli acciacchi aumentano, le energie calano, le aziende guardano con sospetto l’età dei candidati. Vivo nel mondo, e con occhi aperti e consapevoli.

Io ho la fortuna di non aver avuto una giovinezza talmente felice e spensierata da essere piena di rimpianti: niente potrebbe convincermi a tornare indietro.

E già questo, più una buona dose di insano ottimismo, mi porta a guardare avanti con speranza e, spesso, con fiducia.

Un altro elemento personale e caratteriale che mi aiuta è la voglia di cambiare, fare cose nuove. Annoiarmi facendo sempre le stesse cose, o lo stesso lavoro, è per me una minaccia da scongiurare.


Gli acciacchi aumentano e i ritmi cambiano. È una realtà, talvolta una dura realtà, ma se mi sono riuscita ad adattare alla cruda realtà che non avrei mai potuto indossare una taglia 44 posso accettare anche questa.



Negli anni ho imparato tanto.

Credo sia importante, quando ci si sente inadeguati, cambiare prospettiva.

Il mondo è pieno di esempi di persone che hanno raggiunto il successo in età avanzata, che hanno conquistato obiettivi importanti in età in cui, un tempo, si pensava solo alla pensione.

Non si tratta solo di non arrendersi. Talvolta bisogna cambiare i sogni, e scoprirne di più belli, modificare il punto di vista, la prospettiva.

Io… mi chiedo ancora cosa fare da grande.

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La definizione di “ relazione di aiuto ” nasce nel 1951 quando Carl Rogers nel 1951 specificò che si tratta di " una relazione in cui almeno uno dei due protagonisti ha lo scopo di promuovere nell'altro la crescita, lo sviluppo, la maturità ed il raggiungimento di un modo di agire più adeguato e integrato ”. Carl Rogers è il fondatore del counseling . C’è spesso confusione tra relazione educativa e relazione di aiuto ma la confusione, a mio avviso, nasce in buona parte dal fatto che chi molto di quanto è stato scritto per argomentare le due tipologie di relazione nasce in ambito universitario e didattico, interessandosi più degli aspetti istituzionali che del lato pratico. Certamente chi educa aiuta, e chi aiuta educa , ma se ci riferiamo ad un contesto ben preciso, come quello dell’attività professionale quotidiana di un farmacista, ci sono alcune differenze molto specifiche. Ma in sostanza, serve davvero al farmacista conoscere le differenze? Il farmacista, in termini di comunicazione, svolge diversi ruoli e necessita di estrema flessibilità per passare da un ruolo all’altro o, meglio, per mettere in campo ogni volta le specifiche competenze che sono più utili. Per far meglio il proprio lavoro, o per affaticarsi meno nel farlo, è dunque utile conoscere e familiarizzare con i concetti basilari e le tecniche proprie di uno o dell’altro ruolo. Mi spiego meglio. Il farmacista vende . Non salute, ma prodotti. Le tecniche di vendita gli servono dunque per vendere meglio e anche per acquistare meglio, o saper controbattere ai venditori che incontra. Il farmacista consiglia . Il farmacista supporta il paziente e il medico per ottenere la massima adesione alle terapie. Il farmacista ha un importante ruolo sociale per migliorare salute e qualità di vita della popolazione. Le cose si complicano. Le tecniche di vendita non servono più, e in realtà non servono nemmeno quando il farmacista vuole passare dal puro atto di vendita alla più redditizia fidelizzazione del cliente. Ipotizziamo tre diverse situazioni, molto comuni nell’attività quotidiana. Il cliente presenta una prescrizione medica un po’ complessa e chiede aiuto per meglio comprendere e ricordare la posologia e la durata della terapia. In questo caso è ottimale far ricorso a tecniche di coaching , strumenti finalizzati al raggiungimento di uno specifico obiettivo. Il cliente ha un problema, non sa che fare, vuole suggerimenti e consigli, non sa neanche se andare dal medico o no. È preoccupato, ma confuso. È la classica situazione della relazione di aiuto. Il cliente ha un problema di salute. È sotto controllo medico, ma ha letto su qualche sito un po’ di tutto, sa che deve modificare il suo stile di vita o la sua alimentazione. Qui il farmacista passa al ruolo di educatore sanitario : chiarisce i dubbi, elimina le sciocchezze, fornisce suggerimenti. Ma quali sono le tecniche, le regole del gioco nei diversi ruoli? Un po’ di pazienza …
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