Il bisogno di aiuto

Tutti abbiamo, talvolta, bisogno di aiuto

Tutti abbiamo, talvolta, bisogno di aiuto, e la malattia è spesso una della cause principali. Lo sappiamo, lo comprendiamo, eppure il bisogno di aiuto, e ottenere aiuto, è una delle grandi confusioni della vita.

A volte è difficile riconoscere il bisogno di aiuto, e per qualcuno è difficilissimo chiedere aiuto.

Ma c’è un altro elemento, che spesso dimentichiamo o tendiamo a sottovalutare.

Da chi possiamo ricevere aiuto o a che chiedere aiuto.

Certo, ci sono gli psicologi, i coach, i counselor, persone che si occupano di relazione di aiuto. Per molti, però, esiste una sorta di blocco psicologico alla sola idea di rivolgersi ad un professionista (e, invece, spesso è la scelta migliore).


Abbiamo bisogno dell’aiuto della famiglia, degli amici… vogliamo aiuto dai genitori, dai fratelli, dagli amici più cari.

Siamo lì che stiamo male e ci creiamo attese, talvolta aspettative, verso l’aiuto che possiamo e vogliamo ricevere da alcune persone. Persone ben precise, di cui sappiamo nome e cognome, con cui abbiamo una relazione affettiva o familiare.

Raramente funziona.

E allora arrivano le delusioni, le disillusioni, la rabbia, il senso di abbandono… tutte emozioni che peggiorano i nostro, già presente, star male.


Un po’ alla volta, con gli anni, a furia di sbagliare, ho imparato alcune cose:

  • chiedere aiuto non è fragilità, debolezza, incapacità: a volte è necessario, anche, e soprattutto, se di solito si è forti e capaci di affrontare le difficoltà
  • raramente, molto raramente, l’aiuto arriva da chi ce lo aspettiamo, o nella modalità che desideriamo
  • però quando serve l’aiuto arriva sempre, magari da sconosciuti, o in modalità impreviste: apri il cuore e le braccia, e l’aiuto arriva.
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Non so come si insegni la storia oggi. Ai miei tempi, parecchi anni fa, la storia era una favola affascinante, ricca di personaggi, o una sequela di date: dipendeva dall’insegnante. Ma era sempre nettamente separata dall’educazione civica (che, bisogna dirlo, era piuttosto trascurata e, quando l’insegnante si ricordava, consisteva solo nella lettura della Costituzione: meglio di niente, ma troppo poco per educare dei cittadini). Certo, l'educazione civica è lo studio delle forme di governo di una cittadinanza, con particolare attenzione al ruolo dei cittadini, alla gestione e al modo di operare dello Stato, quindi non deve necessariamente preoccuparsi di sviluppare cittadini educati, ma solo informati. Non so neanche se l’insegnamento si chiami ancora Storia ed Educazione civica. Però credo che, attraverso l’insegnamento della Storia, si possano formare le coscienze, e migliorare la qualità di vita di tutti. La vittoria di Pirro ne è un bell’esempio . Sicuramente è importante spiegare che Pirro, re dell’Epiro, sfidò Roma, invadendo l’Italia nel terzo secolo avanti Cristo. In una delle battaglie (quella finale) i romani persero, ma causando tante e tali perdite all’esercito di Pirro che questi fu costretto ad abbandonare la guerra. Si possono aggiungere le date, spiegare la strategia militare, i nomi dei generali romani, e tutto quanto è compreso nel testo di storia, funzionale all’età dello studente. Ma si può anche cogliere l’occasione per spiegare che la definizione di “vittoria di Pirro” è rimasta nei modi di dire per evidenziare come una vittoria può equivalere ad una sconfitta . E da qui spiegare che non esiste solo la dicotomia vittoria – sconfitta, che non è indispensabile vincere o perdere. Se c’è un contrasto, se ci sono diversi punti di vista o diversi obiettivi, si può vincere insieme. Grazie a Pirro diventa più semplice spiegare quanto sono vane alcune liti, e quanto invece si può guadagnare con una negoziazione . Attenzione! Negoziazione, e non compromesso! Quando la guerra è in atto, al massimo si raggiunge un compromesso. Ma prima che la battaglia si scateni, che la lite raggiunga l’apice, si può tendere alla negoziazione: comprensione dell’altro e delle sue priorità e scelta di un obiettivo comune. Impossibile? Difficile? Complesso! Ma quanto si vive meglio! Questo è quanto scrivevo alcuni anni fa. Oggi, mai come oggi, è fondamentale ricordare il concetto della vittoria di Pirro. Oggi si combatte per vittorie immediate, con battaglie basate fondamentalmente sulla forza. Oggi si dimentica quanto siamo interconnessi e quanto la apparente sconfitta di uno diventa, in poco tempo, la sconfitta di tutti. A me sembra che i contendenti di oggi, e uno in particolare, stia precipitando verso una vittoria di Pirro, con gravi danni per tutti.
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