Gli stili sociali
Uno strumento utile alla gestione

Inizio ad affrontare un argomento impegnativo, utile alla gestione e alla negoziazione.
Nel libro Il farmacista che comunica scritto, insieme a Luisa Ferrario, alcuni anni fa e pubblicato da Tecniche nuove, c’è una parte dedicata agli stili sociali.
“Lo stile sociale è la modalità con cui ci si rapporta agli altri: un comportamento che, nato dalle nostre esperienze e dalla nostra mappa del mondo, si è consolidato esperienza dopo esperienza. Non è né rigido, né immutabile, né tantomeno genetico: è semplicemente un’abitudine.
La definizione di stile sociale nasce dal fatto che vengono esaminate le abitudini comportamentali che manifestiamo nella relazione con gli altri o, secondo un’altra definizione leggermente diversa ma sostanzialmente complementare, viene esaminato come gli altri percepiscono i nostri comportamenti.”
La definizione di stile sociale nasce dal fatto che vengono esaminate le abitudini comportamentali che manifestiamo nella relazione con gli altri o, secondo un’altra definizione leggermente diversa ma sostanzialmente complementare, viene esaminato come gli altri percepiscono i nostri comportamenti.”
Ovviamente nel testo c’è di più, incluso esempi pratici ed esercizi, ma probabilmente nemmeno scrivendo l’intero testo sugli stili sociali avrei esaurito l’argomento e le possibilità pratiche e operative, quotidiane, di uso della teoria sugli stili sociali.
Non è mia intenzione, e non sarebbe neanche possibile, trattare in maniera esaustiva l’argomento con una serie di articoli, ma credo sia utile fornire alcune informazioni.
La tecnica / teoria degli stili sociali è ottima per la gestione delle persone, fa parte a pieno titolo delle tecniche di vendita, offre validi strumenti per la negoziazione, ma può servire anche per migliorare una relazione di aiuto, o per l’insegnamento.
Basata sulla valutazione, e sul calcolo, di due variabili: assertività ed espressività, si possono identificare quattro diversi stili sociali, come vedremo in altri articoli.

Non so come si insegni la storia oggi. Ai miei tempi, parecchi anni fa, la storia era una favola affascinante, ricca di personaggi, o una sequela di date: dipendeva dall’insegnante. Ma era sempre nettamente separata dall’educazione civica (che, bisogna dirlo, era piuttosto trascurata e, quando l’insegnante si ricordava, consisteva solo nella lettura della Costituzione: meglio di niente, ma troppo poco per educare dei cittadini). Certo, l'educazione civica è lo studio delle forme di governo di una cittadinanza, con particolare attenzione al ruolo dei cittadini, alla gestione e al modo di operare dello Stato, quindi non deve necessariamente preoccuparsi di sviluppare cittadini educati, ma solo informati. Non so neanche se l’insegnamento si chiami ancora Storia ed Educazione civica. Però credo che, attraverso l’insegnamento della Storia, si possano formare le coscienze, e migliorare la qualità di vita di tutti. La vittoria di Pirro ne è un bell’esempio . Sicuramente è importante spiegare che Pirro, re dell’Epiro, sfidò Roma, invadendo l’Italia nel terzo secolo avanti Cristo. In una delle battaglie (quella finale) i romani persero, ma causando tante e tali perdite all’esercito di Pirro che questi fu costretto ad abbandonare la guerra. Si possono aggiungere le date, spiegare la strategia militare, i nomi dei generali romani, e tutto quanto è compreso nel testo di storia, funzionale all’età dello studente. Ma si può anche cogliere l’occasione per spiegare che la definizione di “vittoria di Pirro” è rimasta nei modi di dire per evidenziare come una vittoria può equivalere ad una sconfitta . E da qui spiegare che non esiste solo la dicotomia vittoria – sconfitta, che non è indispensabile vincere o perdere. Se c’è un contrasto, se ci sono diversi punti di vista o diversi obiettivi, si può vincere insieme. Grazie a Pirro diventa più semplice spiegare quanto sono vane alcune liti, e quanto invece si può guadagnare con una negoziazione . Attenzione! Negoziazione, e non compromesso! Quando la guerra è in atto, al massimo si raggiunge un compromesso. Ma prima che la battaglia si scateni, che la lite raggiunga l’apice, si può tendere alla negoziazione: comprensione dell’altro e delle sue priorità e scelta di un obiettivo comune. Impossibile? Difficile? Complesso! Ma quanto si vive meglio! Questo è quanto scrivevo alcuni anni fa. Oggi, mai come oggi, è fondamentale ricordare il concetto della vittoria di Pirro. Oggi si combatte per vittorie immediate, con battaglie basate fondamentalmente sulla forza. Oggi si dimentica quanto siamo interconnessi e quanto la apparente sconfitta di uno diventa, in poco tempo, la sconfitta di tutti. A me sembra che i contendenti di oggi, e uno in particolare, stia precipitando verso una vittoria di Pirro, con gravi danni per tutti.






