Una diagnosi grave, pesante, di quelle che cambiano la vita, e il paziente si sente spiegare molti aspetti della sua malattia, molti rischi dell’operazione, se necessaria, moltissimi effetti collaterali delle terapie.
Qualcuno incoraggia: forza, coraggio, non si butti giù. E non può mancare chi suggerisce pensa positivo!
Qualcosa si sta muovendo: lo psicologo è disponibile in tuti i reparti di oncologia e ci son molti progetti di counseling o di coaching. Ma non basta.
Inoltre troppo spesso si tende a dimenticare che il paziente non deve solo affrontare quella che può essere definita fase acuta, ma deve poi convivere con la malattia stessa o con la consapevolezza che per molti anni non si parla di guarigione.
Credo che si possa e si debba fare di più affinché la relazione con la malattia non sia vissuta solo in modo passivo, anche se con il supporto di psicologi o coach, ma in modo attivo, ciascuno secondo il proprio vissuto e i propri desideri, tutti con strumenti di auto-aiuto.
Aiutati che il ciel ti aiuta!
Ogni paziente che trova il proprio percorso di vita anche in presenza di grave malattia scopre una potenziale felicità: ne abbiamo infiniti esempi.
Ed è il mio percorso quello che racconto nel nuovo libro Quattro passi in galleria - Quando non vedi la fine del tunnel, arredalo.
La mia storia, tuttavia, fa solo da filo conduttore e da corollario a riflessioni, tecniche, suggerimenti e qualche esercizio affinché ogni paziente diventi attore attivo del suo benessere.
Ma non crediate che un libro che parla di malattia sia triste: era buio e ho cercato le stelle, pioveva e ho visto l’arcobaleno.
Quattro passi in galleria - Quando non vedi la fine del tunnel, arredalo
esiste sia in versione cartacea che come ebook. Potete trovarlo on line