Motivare gli studenti
Cosa può fare l’insegnante per motivare gli studenti.

- È bravo, ma non studia.
- Non si impegna abbastanza.
Sono frasi abituali, che sostanzialmente indicano una carenza di motivazione. E qui insegnanti e genitori si arrovellano, né più né meno di medici, capi ufficio, dirigenti d’azienda: come si può motivare qualcuno a fare qualcosa?
Chiunque sia, o si senta, responsabile anche del futuro o del benessere di qualcun altro si è posto la domanda.
La risposta, in termini assoluti, è NO. Non è possibile motivare un’altra persona, chiunque essa sia.
La motivazione è una spinta interiore, che ciascuno deve trovare in se stesso e per se stesso.
- Tuttavia è possibile aiutare una persona, o uno studente, a trovare la motivazione.
È un lavoro abbastanza complesso, perché si tratta di trovare le ragioni, le parole e i comportamenti giusti affinché lo studente trovi dentro di sé la motivazione. Quindi posso offrirvi suggerimenti, spunti di riflessione, ma poi dovete cercare l’affinamento e la personalizzazione degli spunti. Ricordate comunque che motivare significa aiutare la persona a ritrovare dentro di sé le ragioni per fare qualcosa.
Un buon punto di partenza è il sistema rappresentazionale dello studente: chi è visivo ha in genere motivazioni diverse rispetto all’uditivo o al cinestesico. Spesso è sufficiente ricordare le motivazioni relative al sistema rappresentazionale per far sì che lo studente le ritrovi, le riscopra.
Poi si può far appello ad alcuni meta programmi.
Chi usa prevalentemente il meta programma “verso” ha bisogno di tendere a qualcosa di positivo, mentre chi usa il corrispettivo “via da” viene motivato dall’abbandonare qualcosa di negativo.
Per alcuni è necessario fornire una vision: una prospettiva più ampia in cui possano inserirsi e a cui possano tendere.
E non dimenticare il potere delle parole!
Il Milton Model offre numerosi esempi di frasi che possono essere impiegate.
Ma, al di là delle pur utili tecniche, ci sono due elementi che non vanno dimenticati:
- per aiutare qualcuno a ritrovare la motivazione bisogna capirlo, provare empatia, mettersi nei suoi panni
- si ottiene molto di più premiando i comportamenti positivi che censurando quelli negativi.

Non so come si insegni la storia oggi. Ai miei tempi, parecchi anni fa, la storia era una favola affascinante, ricca di personaggi, o una sequela di date: dipendeva dall’insegnante. Ma era sempre nettamente separata dall’educazione civica (che, bisogna dirlo, era piuttosto trascurata e, quando l’insegnante si ricordava, consisteva solo nella lettura della Costituzione: meglio di niente, ma troppo poco per educare dei cittadini). Certo, l'educazione civica è lo studio delle forme di governo di una cittadinanza, con particolare attenzione al ruolo dei cittadini, alla gestione e al modo di operare dello Stato, quindi non deve necessariamente preoccuparsi di sviluppare cittadini educati, ma solo informati. Non so neanche se l’insegnamento si chiami ancora Storia ed Educazione civica. Però credo che, attraverso l’insegnamento della Storia, si possano formare le coscienze, e migliorare la qualità di vita di tutti. La vittoria di Pirro ne è un bell’esempio . Sicuramente è importante spiegare che Pirro, re dell’Epiro, sfidò Roma, invadendo l’Italia nel terzo secolo avanti Cristo. In una delle battaglie (quella finale) i romani persero, ma causando tante e tali perdite all’esercito di Pirro che questi fu costretto ad abbandonare la guerra. Si possono aggiungere le date, spiegare la strategia militare, i nomi dei generali romani, e tutto quanto è compreso nel testo di storia, funzionale all’età dello studente. Ma si può anche cogliere l’occasione per spiegare che la definizione di “vittoria di Pirro” è rimasta nei modi di dire per evidenziare come una vittoria può equivalere ad una sconfitta . E da qui spiegare che non esiste solo la dicotomia vittoria – sconfitta, che non è indispensabile vincere o perdere. Se c’è un contrasto, se ci sono diversi punti di vista o diversi obiettivi, si può vincere insieme. Grazie a Pirro diventa più semplice spiegare quanto sono vane alcune liti, e quanto invece si può guadagnare con una negoziazione . Attenzione! Negoziazione, e non compromesso! Quando la guerra è in atto, al massimo si raggiunge un compromesso. Ma prima che la battaglia si scateni, che la lite raggiunga l’apice, si può tendere alla negoziazione: comprensione dell’altro e delle sue priorità e scelta di un obiettivo comune. Impossibile? Difficile? Complesso! Ma quanto si vive meglio! Questo è quanto scrivevo alcuni anni fa. Oggi, mai come oggi, è fondamentale ricordare il concetto della vittoria di Pirro. Oggi si combatte per vittorie immediate, con battaglie basate fondamentalmente sulla forza. Oggi si dimentica quanto siamo interconnessi e quanto la apparente sconfitta di uno diventa, in poco tempo, la sconfitta di tutti. A me sembra che i contendenti di oggi, e uno in particolare, stia precipitando verso una vittoria di Pirro, con gravi danni per tutti.






