Fatti e Opinioni

Criteri per la distinzione tra fatti e opinioni

Siamo sempre più bersagliati da notizie e informazioni. E, in questa marea di dati, spesso spetta a noi distinguere tra fatti e opinioni.
Non è mia intenzione entrare in merito alle discussioni, spesso polemiche, sull’informazione. Ma la distinzione tra fatto e opinione è fondamentale nella comunicazione. Due esempi tra i più importanti:
  • la descrizione del processo di ascolto attivo mette al primo punto “distinguere tra fatti e opinioni”
  • il raggiungimento di un obiettivo è valido solo se misurato in base a un fatto: le opinioni non contano.
E allora come distinguere tra fatti e opinioni?
  • Un fatto accade o è accaduto. È concreto, verificato e verificabile.
  • Un’opinione è un’idea, un punto di vista soggettivo.
Chiaro? In realtà non tanto.
  • Essere stanchi è un fatto o un’opinione?
  • E aver fame o sete?
  • Viaggiare è un fatto o un’opinione?
Esiste un modo sicuro per distinguere fatti e opinioni?
Esiste!
  • Essere stanchi è un’opinione. Anche aver fame, o sete. Mangiare o bere è, invece, un fatto.
  • Viaggiare è in’opinione, ma prendere il treno o salire su un aereo è un fatto.
Dov’è la differenza?
Sostanzialmente ciò che può essere fotografato o disegnato è un fatto, tutto il resto è opinione.
Non posso disegnare la sensazione di fame, o di sete, ma posso fotografare una persona mentre mangia o beve.
Così come posso fotografare un individuo che sale su un aereo, o mentre è sul treno.
È più chiara la distinzione, ora?

E, detto questo, riportata fedelmente la teoria, segue necessariamente una raccomandazione.
I fatti, fotografabili o disegnabili, non sono più "veri" delle opinioni, anche se sono più facilmente verificabili e misurabili. Non cadete negli inganni!

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Non so come si insegni la storia oggi. Ai miei tempi, parecchi anni fa, la storia era una favola affascinante, ricca di personaggi, o una sequela di date: dipendeva dall’insegnante. Ma era sempre nettamente separata dall’educazione civica (che, bisogna dirlo, era piuttosto trascurata e, quando l’insegnante si ricordava, consisteva solo nella lettura della Costituzione: meglio di niente, ma troppo poco per educare dei cittadini). Certo, l'educazione civica è lo studio delle forme di governo di una cittadinanza, con particolare attenzione al ruolo dei cittadini, alla gestione e al modo di operare dello Stato, quindi non deve necessariamente preoccuparsi di sviluppare cittadini educati, ma solo informati. Non so neanche se l’insegnamento si chiami ancora Storia ed Educazione civica. Però credo che, attraverso l’insegnamento della Storia, si possano formare le coscienze, e migliorare la qualità di vita di tutti. La vittoria di Pirro ne è un bell’esempio . Sicuramente è importante spiegare che Pirro, re dell’Epiro, sfidò Roma, invadendo l’Italia nel terzo secolo avanti Cristo. In una delle battaglie (quella finale) i romani persero, ma causando tante e tali perdite all’esercito di Pirro che questi fu costretto ad abbandonare la guerra. Si possono aggiungere le date, spiegare la strategia militare, i nomi dei generali romani, e tutto quanto è compreso nel testo di storia, funzionale all’età dello studente. Ma si può anche cogliere l’occasione per spiegare che la definizione di “vittoria di Pirro” è rimasta nei modi di dire per evidenziare come una vittoria può equivalere ad una sconfitta . E da qui spiegare che non esiste solo la dicotomia vittoria – sconfitta, che non è indispensabile vincere o perdere. Se c’è un contrasto, se ci sono diversi punti di vista o diversi obiettivi, si può vincere insieme. Grazie a Pirro diventa più semplice spiegare quanto sono vane alcune liti, e quanto invece si può guadagnare con una negoziazione . Attenzione! Negoziazione, e non compromesso! Quando la guerra è in atto, al massimo si raggiunge un compromesso. Ma prima che la battaglia si scateni, che la lite raggiunga l’apice, si può tendere alla negoziazione: comprensione dell’altro e delle sue priorità e scelta di un obiettivo comune. Impossibile? Difficile? Complesso! Ma quanto si vive meglio! Questo è quanto scrivevo alcuni anni fa. Oggi, mai come oggi, è fondamentale ricordare il concetto della vittoria di Pirro. Oggi si combatte per vittorie immediate, con battaglie basate fondamentalmente sulla forza. Oggi si dimentica quanto siamo interconnessi e quanto la apparente sconfitta di uno diventa, in poco tempo, la sconfitta di tutti. A me sembra che i contendenti di oggi, e uno in particolare, stia precipitando verso una vittoria di Pirro, con gravi danni per tutti.
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