Consapevolezza dell'atto terapeutico

Solo il medico può prescrivere farmaci, e talvolta il farmacista può consigliarli, ma l’atto terapeutico è ben più complesso.

Chi non è medico non può prescrivere e chi non è farmacista non può nemmeno consigliare alcun tipo di farmaco, ma chiunque sia a contatto con un malato deve essere consapevole che molte delle sue azioni sono, in realtà, atti terapeutici.
Quale definizione possiamo dare di atto terapeutico? 
Alla luce delle recenti scoperte di neurofisiologia possiamo definire come atto terapeutico ogni azione che abbia influenza sulla salute del paziente. La forma più conosciuta è la prescrizione dei farmaci necessari da parte del medico accompagnata dalle informazioni / indicazioni che inducono la massima compliance e partecipazione alla terapia. La sola prescrizione è, appunto, una prescrizione, ma non un atto terapeutico.
È infatti ampiamente dimostrato che ci sono moltissimi elementi, che banalmente mettiamo sotto la voce effetto placebo o effetto nocebo, che influiscono sulla risposta del paziente alla terapia.
E in alcuni casi, anche se può sembrare di primo acchito paradossale, gesti, parole, comunicazione, possono essere atti terapeutici persino più efficaci di alcuni farmaci.
E continuo con i paradossi, e con le provocazioni, affermando che talvolta l’infermiere o il fisioterapista sono più consapevoli del medico stesso dell’atto terapeutico. 
Un sorriso, un esercizio, un consiglio pratico utile ed efficace, parole di conforto dette al momento “giusto”, nella forma adeguata a quella precisa situazione e a quel preciso paziente sono veri e propri atti terapeutici che non possono certo sostituire un farmaco, se necessario, ma possono aiutare, alleviare, incoraggiare.

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Non so come si insegni la storia oggi. Ai miei tempi, parecchi anni fa, la storia era una favola affascinante, ricca di personaggi, o una sequela di date: dipendeva dall’insegnante. Ma era sempre nettamente separata dall’educazione civica (che, bisogna dirlo, era piuttosto trascurata e, quando l’insegnante si ricordava, consisteva solo nella lettura della Costituzione: meglio di niente, ma troppo poco per educare dei cittadini). Certo, l'educazione civica è lo studio delle forme di governo di una cittadinanza, con particolare attenzione al ruolo dei cittadini, alla gestione e al modo di operare dello Stato, quindi non deve necessariamente preoccuparsi di sviluppare cittadini educati, ma solo informati. Non so neanche se l’insegnamento si chiami ancora Storia ed Educazione civica. Però credo che, attraverso l’insegnamento della Storia, si possano formare le coscienze, e migliorare la qualità di vita di tutti. La vittoria di Pirro ne è un bell’esempio . Sicuramente è importante spiegare che Pirro, re dell’Epiro, sfidò Roma, invadendo l’Italia nel terzo secolo avanti Cristo. In una delle battaglie (quella finale) i romani persero, ma causando tante e tali perdite all’esercito di Pirro che questi fu costretto ad abbandonare la guerra. Si possono aggiungere le date, spiegare la strategia militare, i nomi dei generali romani, e tutto quanto è compreso nel testo di storia, funzionale all’età dello studente. Ma si può anche cogliere l’occasione per spiegare che la definizione di “vittoria di Pirro” è rimasta nei modi di dire per evidenziare come una vittoria può equivalere ad una sconfitta . E da qui spiegare che non esiste solo la dicotomia vittoria – sconfitta, che non è indispensabile vincere o perdere. Se c’è un contrasto, se ci sono diversi punti di vista o diversi obiettivi, si può vincere insieme. Grazie a Pirro diventa più semplice spiegare quanto sono vane alcune liti, e quanto invece si può guadagnare con una negoziazione . Attenzione! Negoziazione, e non compromesso! Quando la guerra è in atto, al massimo si raggiunge un compromesso. Ma prima che la battaglia si scateni, che la lite raggiunga l’apice, si può tendere alla negoziazione: comprensione dell’altro e delle sue priorità e scelta di un obiettivo comune. Impossibile? Difficile? Complesso! Ma quanto si vive meglio! Questo è quanto scrivevo alcuni anni fa. Oggi, mai come oggi, è fondamentale ricordare il concetto della vittoria di Pirro. Oggi si combatte per vittorie immediate, con battaglie basate fondamentalmente sulla forza. Oggi si dimentica quanto siamo interconnessi e quanto la apparente sconfitta di uno diventa, in poco tempo, la sconfitta di tutti. A me sembra che i contendenti di oggi, e uno in particolare, stia precipitando verso una vittoria di Pirro, con gravi danni per tutti.
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