Comportamenti bizzarri

Le ancore  

Storia
Marcella, al suo primo giorno di lavoro nella nuova farmacia, vede entrare Giorgio, il titolare, un po’ affannato, e scuro in volto.
Buon giorno a tutti. 
Marcella fa per andargli incontro, ma viene gentilmente bloccata da un collega che le sussurra “aspetta, e guarda”.
Giorgio si toglie il cappotto e infila il camice. Poi chiude gli occhi e preme, con forza, la mano destra sul gomito sinistro, respirando profondamente.
Riapre gli occhi e, sorridendo, si rivolge a Marcella:
Benvenuta tra noi per il primo di, spero, una lunghissima serie di giorni. E, dal tuo sguardo, vedo che vorresti sapere il motivo del mio comportamento. Il fatto è che ho una situazione molto difficile in famiglia, su cui non ti voglio annoiare. Per evitare di portarmi sul lavoro i miei problemi familiari, mi sono creato un ancora. Quel piccolo rituale mi serve per entrare in uno stato d’animo positivo. 
Marcella è un po’ stupita, e riesce solo a chiedere: “Funziona?

Domande
  • Funziona? È possibile che un gesto sia sufficiente per modificare lo stato d’animo?
  • Cosa sono le ancore?
Risposte
Funziona? È possibile che un gesto sia sufficiente per modificare lo stato d’animo?
Sì, funziona. Questo sistema viene, ad esempio, usato da molti sportivi per “entrare in stato” prima di una gara. Infatti è facile, osservando gare sportive di alto livello, vedere che, prima della prestazione, l’atleta fa qualche gesto apparentemente strano: non si tratta di scaramanzia, ma di richiamare un particolare stato d’animo, utile e desiderato, che è stato associato precedentemente a quel preciso gestto.
Cosa sono le ancore?
Un’ancora è simile (ma non uguale!) al meccanismo pavloviano di stimolo – risposta. Le ancore possono essere fissate in maniera casuale (ad esempio una musica riporta ad un determinato momento del passato) o volontariamente. Un’ancora può essere costituita da un gesto, da un suono, da un’immagine, da un particolare profumo. 

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Non so come si insegni la storia oggi. Ai miei tempi, parecchi anni fa, la storia era una favola affascinante, ricca di personaggi, o una sequela di date: dipendeva dall’insegnante. Ma era sempre nettamente separata dall’educazione civica (che, bisogna dirlo, era piuttosto trascurata e, quando l’insegnante si ricordava, consisteva solo nella lettura della Costituzione: meglio di niente, ma troppo poco per educare dei cittadini). Certo, l'educazione civica è lo studio delle forme di governo di una cittadinanza, con particolare attenzione al ruolo dei cittadini, alla gestione e al modo di operare dello Stato, quindi non deve necessariamente preoccuparsi di sviluppare cittadini educati, ma solo informati. Non so neanche se l’insegnamento si chiami ancora Storia ed Educazione civica. Però credo che, attraverso l’insegnamento della Storia, si possano formare le coscienze, e migliorare la qualità di vita di tutti. La vittoria di Pirro ne è un bell’esempio . Sicuramente è importante spiegare che Pirro, re dell’Epiro, sfidò Roma, invadendo l’Italia nel terzo secolo avanti Cristo. In una delle battaglie (quella finale) i romani persero, ma causando tante e tali perdite all’esercito di Pirro che questi fu costretto ad abbandonare la guerra. Si possono aggiungere le date, spiegare la strategia militare, i nomi dei generali romani, e tutto quanto è compreso nel testo di storia, funzionale all’età dello studente. Ma si può anche cogliere l’occasione per spiegare che la definizione di “vittoria di Pirro” è rimasta nei modi di dire per evidenziare come una vittoria può equivalere ad una sconfitta . E da qui spiegare che non esiste solo la dicotomia vittoria – sconfitta, che non è indispensabile vincere o perdere. Se c’è un contrasto, se ci sono diversi punti di vista o diversi obiettivi, si può vincere insieme. Grazie a Pirro diventa più semplice spiegare quanto sono vane alcune liti, e quanto invece si può guadagnare con una negoziazione . Attenzione! Negoziazione, e non compromesso! Quando la guerra è in atto, al massimo si raggiunge un compromesso. Ma prima che la battaglia si scateni, che la lite raggiunga l’apice, si può tendere alla negoziazione: comprensione dell’altro e delle sue priorità e scelta di un obiettivo comune. Impossibile? Difficile? Complesso! Ma quanto si vive meglio! Questo è quanto scrivevo alcuni anni fa. Oggi, mai come oggi, è fondamentale ricordare il concetto della vittoria di Pirro. Oggi si combatte per vittorie immediate, con battaglie basate fondamentalmente sulla forza. Oggi si dimentica quanto siamo interconnessi e quanto la apparente sconfitta di uno diventa, in poco tempo, la sconfitta di tutti. A me sembra che i contendenti di oggi, e uno in particolare, stia precipitando verso una vittoria di Pirro, con gravi danni per tutti.
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