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Come gestire il paziente riconoscibile nell’archetipo del martire

Da L’eroe e il paziente - Carla Fiorentini - Editore Youcanprint 2018

Ogni paziente è riconoscibile in uno degli archetipi del viaggio dell’eroe e, attraverso questa comprensione, è possibile ottimizzare la gestione.
Il paziente riconoscibile nell'archetipo del martire:
  • In genere ha un’ottima compliance, esegue ciò che il medico prescrive, rispetta le terapie. Però non partecipa veramente e l’estrema difficoltà che ha nel comprendere e raccontare sintomi o effetti collaterali lo rende, globalmente, un paziente non facile.
  • Ha un’ottima aderenza alla terapia, un’ottima compliance (intesa come adeguamento di stile di vita o abitudini), ma un pessimo empowerment: in pratica si limita a ubbidire, ma è ben poco partecipe alla gestione della sua malattia.
La gestione dovrebbe comprendere sia costanti affermazioni atte a rafforzare l’autostima sia l’incentivazione a esprimere come si sente, cosa è successo tra una visita e l’altra. Gli effetti collaterali vanno chiesti, anche con insistenza, per mettere realmente a punto la terapia.

Sarebbe utile anche prestare attenzione a come il paziente vive realmente l’archetipo del Martire.
Potrebbe infatti essere che quel paziente viva costantemente il ruolo, era Martire prima della malattia e continua a esserlo perché l’archetipo è ormai un’abitudine consolidata. Oppure il Martire potrebbe essere una fase del viaggio legata esclusivamente al percorso di elaborazione della specifica esperienza.
  • Nel primo caso la malattia può avere effetto deflagrante ed essere l’input che fa balzare il paziente all’archetipo successivo, alterando anche tutti gli equilibri relazionali. Per quanto apparentemente problematica, questa situazione è molto comune e porta il paziente a rifiutare i ruoli che ha ricoperto fino a quel momento, facendogli acquisire coscienza di sé e delle sue necessità e portandolo a uscire dagli schemi consolidati lo induce anche a mettere se stesso al primo posto, partecipando alla terapia.
  • Nel secondo caso è importante fare in modo che il ruolo non si consolidi, ma funga solo come fase di passaggio, soprattutto evitando quelle frasi, solo apparentemente banali, che incentivano l’archetipo del Martire.
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