Bloccati nel percorso: l'orfano

Nel percorso di gestione di esperienze difficili si identificano diversi archetipi, e a volte si rimane bloccati in uno dei ruoli. Oggi vediamo l’orfano.

In un articolo precedente La gestione delle esperienze abbiamo esaminato come il superamento di esperienze difficili sia un percorso in cui si possono identificare diversi archetipi. Ma talvolta si rimane bloccati in un passaggio, in un ruolo. Proseguiamo il nostro viaggio con l’archetipo dell’orfano.

Nel percorso di gestione delle esperienze, l’orfano ha appena riconosciuto l’esistenza del drago, è stato cacciato dall'Eden, e ne è devastato.
L’orfano è totalmente travolto dall’esperienza, non ha appigli, non ha riparo. Sembra che sia cambiato tutto il mondo, ma in realtà è completamente cambiata la sua percezione del mondo. Tutto perde di significato, e c’è solo solitudine e abbandono.
Non si aspetta nulla, non pretende niente. Non sa chiedere, ma non sa neanche accettare aiuto.
Questo è il momento del dolore.

È difficile rimanere bloccati nella fase dell’orfano: l’orfano non può sopravvivere a lungo. Il blocco in questa fase comporta molto probabilmente una patologia psicologica.
La fase dell’orfano è una fase di solitudine.

Ciò che spesso accade è l’incapacità di accettare questa fase.
Incapacità che può essere della persona stessa, che “si butta” in qualcosa per rimuovere la fase. Ma raramente la rimozione riesce a diventare superamento ed elaborazione della fase. È il caso di chi, a seguito di un grande dolore, entra nella droga o, più banalmente, in uno shopping sfrenato. Il confine tra una vera reazione al dolore, cioè l’inizio dell’elaborazione, e le reazioni di rimozione è labile, e solo la persona stessa, o persone addestrate come psicologi e psichiatri, possono identificarlo.

Talvolta sono invece amici e parenti che non riescono ad accettare che un loro caro viva la fase di orfano.
Certo, è ben difficile vivere vicino a qualcuno che sta passando questa fase, e doversi limitare ad essere presenti, senza poter far altro. La tentazione di intervenire, di forzare le cose, è tanta, ma sarebbe un errore e, soprattutto, è inutile. Ricordate, però, che una volta superata la fase dell’orfano, la persona a cui vogliamo bene ricorderà e ringrazierà per quello che a noi è sembrato un’inutile supporto silenzioso, e lei è apparso come un essenziale sostegno.
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Non so come si insegni la storia oggi. Ai miei tempi, parecchi anni fa, la storia era una favola affascinante, ricca di personaggi, o una sequela di date: dipendeva dall’insegnante. Ma era sempre nettamente separata dall’educazione civica (che, bisogna dirlo, era piuttosto trascurata e, quando l’insegnante si ricordava, consisteva solo nella lettura della Costituzione: meglio di niente, ma troppo poco per educare dei cittadini). Certo, l'educazione civica è lo studio delle forme di governo di una cittadinanza, con particolare attenzione al ruolo dei cittadini, alla gestione e al modo di operare dello Stato, quindi non deve necessariamente preoccuparsi di sviluppare cittadini educati, ma solo informati. Non so neanche se l’insegnamento si chiami ancora Storia ed Educazione civica. Però credo che, attraverso l’insegnamento della Storia, si possano formare le coscienze, e migliorare la qualità di vita di tutti. La vittoria di Pirro ne è un bell’esempio . Sicuramente è importante spiegare che Pirro, re dell’Epiro, sfidò Roma, invadendo l’Italia nel terzo secolo avanti Cristo. In una delle battaglie (quella finale) i romani persero, ma causando tante e tali perdite all’esercito di Pirro che questi fu costretto ad abbandonare la guerra. Si possono aggiungere le date, spiegare la strategia militare, i nomi dei generali romani, e tutto quanto è compreso nel testo di storia, funzionale all’età dello studente. Ma si può anche cogliere l’occasione per spiegare che la definizione di “vittoria di Pirro” è rimasta nei modi di dire per evidenziare come una vittoria può equivalere ad una sconfitta . E da qui spiegare che non esiste solo la dicotomia vittoria – sconfitta, che non è indispensabile vincere o perdere. Se c’è un contrasto, se ci sono diversi punti di vista o diversi obiettivi, si può vincere insieme. Grazie a Pirro diventa più semplice spiegare quanto sono vane alcune liti, e quanto invece si può guadagnare con una negoziazione . Attenzione! Negoziazione, e non compromesso! Quando la guerra è in atto, al massimo si raggiunge un compromesso. Ma prima che la battaglia si scateni, che la lite raggiunga l’apice, si può tendere alla negoziazione: comprensione dell’altro e delle sue priorità e scelta di un obiettivo comune. Impossibile? Difficile? Complesso! Ma quanto si vive meglio! Questo è quanto scrivevo alcuni anni fa. Oggi, mai come oggi, è fondamentale ricordare il concetto della vittoria di Pirro. Oggi si combatte per vittorie immediate, con battaglie basate fondamentalmente sulla forza. Oggi si dimentica quanto siamo interconnessi e quanto la apparente sconfitta di uno diventa, in poco tempo, la sconfitta di tutti. A me sembra che i contendenti di oggi, e uno in particolare, stia precipitando verso una vittoria di Pirro, con gravi danni per tutti.
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