Il mondo sa che sto invecchiando

Una delle più care amiche compie gli anni oggi, ed è il segnale del cambio di età anche per me, pur nata a dicembre

Fino ai 60 anni mi sembrava semplicemente di dover cambiare un numero, ora, ogni tanto, vengo presa dalla paranoia dell’invecchiare.

Solo ogni tanto, però.

La voglia di imparare, di fare cose nuove, la capacità di fare cavolate, sono assolutamente immutate.

Il rapporto col tempo è cambiato con la malattia, quindi l’età non c’entra.

Poi, inesorabilmente, mi sento vecchia quando mi confronto con la tecnologia, che per me è un servizio, come l’auto, la TV, il telefonino, e non mi rassegno al concetto che sia l’elemento dominante nelle relazioni con le persone o col mondo.

Molti amici sono in pensione, e gli argomenti di conversazione inesorabilmente cambiano: gli acciacchi dominano laddove un tempo erano i casini con capi, colleghi, clienti.

E poi c’è un altro elemento, quello che fa più male: come ti vedono gli altri.

Ho il vantaggio di non essere mai stata abbastanza bella da dover rimpiangere, ora, i segni dell’età. Da tempo mi sono adeguata, in ambito professionale, ad essere chiamata Carla invece che Dottoressa Fiorentini, né mi ferisce, oggi, l’essere chiamata signora.

Mi ferisce, invece, quella consapevolezza di essere spesso snobbata. Non mi facilita la forte empatia che ho sempre avuto, e negli anni ho imparato a gestire. Li sento e li vedo, i pensieri che frullano. Cosa vuole quella lì: non è della nostra generazione, è obsoleta!

A volte preferirei capire che mi ritengono stronza, antipatica: almeno quello sarebbe una mia responsabilità. Ma sull’età non posso agire, a meno di non negarla, falsificare i dati. Ma questo, oltre ad essere complicato, contravviene tutti i miei principi di coerenza tra ciò che sono, ciò che faccio e ciò che dico.

Ecco, in fondo il problema è lì: io penso ancora di cambiare età, ma il mondo sa che sto invecchiando. 

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La definizione di “ relazione di aiuto ” nasce nel 1951 quando Carl Rogers nel 1951 specificò che si tratta di " una relazione in cui almeno uno dei due protagonisti ha lo scopo di promuovere nell'altro la crescita, lo sviluppo, la maturità ed il raggiungimento di un modo di agire più adeguato e integrato ”. Carl Rogers è il fondatore del counseling . C’è spesso confusione tra relazione educativa e relazione di aiuto ma la confusione, a mio avviso, nasce in buona parte dal fatto che chi molto di quanto è stato scritto per argomentare le due tipologie di relazione nasce in ambito universitario e didattico, interessandosi più degli aspetti istituzionali che del lato pratico. Certamente chi educa aiuta, e chi aiuta educa , ma se ci riferiamo ad un contesto ben preciso, come quello dell’attività professionale quotidiana di un farmacista, ci sono alcune differenze molto specifiche. Ma in sostanza, serve davvero al farmacista conoscere le differenze? Il farmacista, in termini di comunicazione, svolge diversi ruoli e necessita di estrema flessibilità per passare da un ruolo all’altro o, meglio, per mettere in campo ogni volta le specifiche competenze che sono più utili. Per far meglio il proprio lavoro, o per affaticarsi meno nel farlo, è dunque utile conoscere e familiarizzare con i concetti basilari e le tecniche proprie di uno o dell’altro ruolo. Mi spiego meglio. Il farmacista vende . Non salute, ma prodotti. Le tecniche di vendita gli servono dunque per vendere meglio e anche per acquistare meglio, o saper controbattere ai venditori che incontra. Il farmacista consiglia . Il farmacista supporta il paziente e il medico per ottenere la massima adesione alle terapie. Il farmacista ha un importante ruolo sociale per migliorare salute e qualità di vita della popolazione. Le cose si complicano. Le tecniche di vendita non servono più, e in realtà non servono nemmeno quando il farmacista vuole passare dal puro atto di vendita alla più redditizia fidelizzazione del cliente. Ipotizziamo tre diverse situazioni, molto comuni nell’attività quotidiana. Il cliente presenta una prescrizione medica un po’ complessa e chiede aiuto per meglio comprendere e ricordare la posologia e la durata della terapia. In questo caso è ottimale far ricorso a tecniche di coaching , strumenti finalizzati al raggiungimento di uno specifico obiettivo. Il cliente ha un problema, non sa che fare, vuole suggerimenti e consigli, non sa neanche se andare dal medico o no. È preoccupato, ma confuso. È la classica situazione della relazione di aiuto. Il cliente ha un problema di salute. È sotto controllo medico, ma ha letto su qualche sito un po’ di tutto, sa che deve modificare il suo stile di vita o la sua alimentazione. Qui il farmacista passa al ruolo di educatore sanitario : chiarisce i dubbi, elimina le sciocchezze, fornisce suggerimenti. Ma quali sono le tecniche, le regole del gioco nei diversi ruoli? Un po’ di pazienza …
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