Attento al vampiro

Torno sull’argomento del vampiro emozionale: credo sia importante riconoscerlo.

Tra i vampiri delle emozioni c’è una tipologia un po’ speciale, davvero difficile da riconoscere: il vampiro che aiuta.
Capita a tutti, a volte, di avere problemi. E talvolta capita di avere problemi gravi.
Ed ecco che si presenta l’amico o l’amica che offre conforto, ascolta, ci invita a sfogarci, a raccontare i nostri guai. È presente, telefona, si fa sentire, magari ci viene a trovare.
È chiaro: siamo grati. Ci sembra di aver trovato una bella persona.
Poi arriva il giorno in cui stiamo meglio, e lo confidiamo con felicità, e con gioia particolare lo raccontiamo proprio a chi ci è stato vicino nel periodo difficile.
  • Ed ecco che l’amico o l’amica sparisce, non si fa più sentire. Risponde svogliatamente alle nostre telefonate, si nasconde a noi sui social.
Peccato!
Poi scopre, lo scopre sempre, che abbiamo un nuovo problema, una nuova difficoltà. E ricompare, ci tempesta di messaggi.
È molto difficile riconoscere il vampiro della sofferenza in mezzo agli amici veri, quelli che ci stanno un po’ più vicini se siamo giù di morale, di solito cadiamo più e più volte nelle sue trappole.
Il fatto è che questo speciale vampiro si nutre della sofferenza altrui. Il fatto che gli altri stiano male, siano infelici, gli permette di sentirsi buono perché “è vicino a chi soffre” e, contemporaneamente, gli permette di godere maggiormente della sua vita felice e perfetta. Già, perché una cosa che lo contraddistingue è che lui di problemi non ne ha mai, mai che racconti di una crisi o di un errore fatto.
Nei momenti in cui noi stavamo meglio, e lui era latitante, stava semplicemente tempestando di messaggi, telefonate e offerte di aiuto qualche altro amico in crisi profonda.
Se pensiamo male di lui ci sentiamo noi i cattivi, ma ricordate che un amico vero soffre con noi quando stiamo male e gioisce con noi quando siamo felici! È difficile riconoscere questo vampiro, ed è ancora più difficile tenerlo lontano, eppure il suo desiderio di sentirsi superiore a noi va allontanato, evitato: a che serve un falso amico che ci ritiene degli sfigati?

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Non so come si insegni la storia oggi. Ai miei tempi, parecchi anni fa, la storia era una favola affascinante, ricca di personaggi, o una sequela di date: dipendeva dall’insegnante. Ma era sempre nettamente separata dall’educazione civica (che, bisogna dirlo, era piuttosto trascurata e, quando l’insegnante si ricordava, consisteva solo nella lettura della Costituzione: meglio di niente, ma troppo poco per educare dei cittadini). Certo, l'educazione civica è lo studio delle forme di governo di una cittadinanza, con particolare attenzione al ruolo dei cittadini, alla gestione e al modo di operare dello Stato, quindi non deve necessariamente preoccuparsi di sviluppare cittadini educati, ma solo informati. Non so neanche se l’insegnamento si chiami ancora Storia ed Educazione civica. Però credo che, attraverso l’insegnamento della Storia, si possano formare le coscienze, e migliorare la qualità di vita di tutti. La vittoria di Pirro ne è un bell’esempio . Sicuramente è importante spiegare che Pirro, re dell’Epiro, sfidò Roma, invadendo l’Italia nel terzo secolo avanti Cristo. In una delle battaglie (quella finale) i romani persero, ma causando tante e tali perdite all’esercito di Pirro che questi fu costretto ad abbandonare la guerra. Si possono aggiungere le date, spiegare la strategia militare, i nomi dei generali romani, e tutto quanto è compreso nel testo di storia, funzionale all’età dello studente. Ma si può anche cogliere l’occasione per spiegare che la definizione di “vittoria di Pirro” è rimasta nei modi di dire per evidenziare come una vittoria può equivalere ad una sconfitta . E da qui spiegare che non esiste solo la dicotomia vittoria – sconfitta, che non è indispensabile vincere o perdere. Se c’è un contrasto, se ci sono diversi punti di vista o diversi obiettivi, si può vincere insieme. Grazie a Pirro diventa più semplice spiegare quanto sono vane alcune liti, e quanto invece si può guadagnare con una negoziazione . Attenzione! Negoziazione, e non compromesso! Quando la guerra è in atto, al massimo si raggiunge un compromesso. Ma prima che la battaglia si scateni, che la lite raggiunga l’apice, si può tendere alla negoziazione: comprensione dell’altro e delle sue priorità e scelta di un obiettivo comune. Impossibile? Difficile? Complesso! Ma quanto si vive meglio! Questo è quanto scrivevo alcuni anni fa. Oggi, mai come oggi, è fondamentale ricordare il concetto della vittoria di Pirro. Oggi si combatte per vittorie immediate, con battaglie basate fondamentalmente sulla forza. Oggi si dimentica quanto siamo interconnessi e quanto la apparente sconfitta di uno diventa, in poco tempo, la sconfitta di tutti. A me sembra che i contendenti di oggi, e uno in particolare, stia precipitando verso una vittoria di Pirro, con gravi danni per tutti.
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