Modestia o presunzione? Che sciocchezza!

Tu cosa pensi? La modestia è una virtù o un difetto?

Amo la lingua italiana, ricca di vocaboli e sfumature, ma ogni tanto ci sono termini che generano confusione e, si sa, la confusione linguistica è caos di pensiero. Modestia è una di quelle parole che meritano un approfondimento, qualche riflessione, e un pizzico di spirito polemico.

Tu cosa pensi? La modestia è una virtù o un difetto?

  • Una virtù, indubbiamente!
  • Un difetto in un’epoca di social, pubblicità e personal branding!

L’enciclopedia Treccani definisce la modestia: Qualità morale, opposta alla vanità e alla presunzione, consistente nel non sentire e non mostrare vanto dei proprî meriti

Però tra i sinonimi c’è anche squallore, pochezza…

La faccenda si ingarbuglia!

O forse no.

La questione non è essere modesti nell’anima e declamare a gran voce quanto siamo bravi sui social: non è facile, si rischia la schizofrenia ed è ampiamente dimostrato che si vende di più essendo se stessi anziché facendo finta di essere qualcos’altro.

Non si tratta neanche di imparare ad essere modesti, o viceversa.

Sì, certo, se la faccenda riguarda la modestia per scarsa autostima, si può migliorare, ma qui si parla di modestia come caratteristica “dell’anima”.

E, in questo caso, dimentichiamoci anche “la via di mezzo” o “il giusto equilibrio”.


  • Se una persona è modesta perché non si riconosce qualità o competenze, o perché è stato abbondantemente umiliato da bambino o, peggio, bullizzato, e, dunque, si nasconde, è opportuno agire: quella ricerca dei propri doni, dei propri talenti, che viene tanto sbandierata e pubblicizzata, non è una bufala, ma una vera ricerca di ben-essere e di conoscenza, prima di tutto di se stessi.

Ma siamo daccapo: modestia è virtù o difetto?

Un aiuto ci arriva dall’I Ching, che dedica un esagramma alla modestia.

  • Modestia è il contrario del vantarsi, ma l’esagramma invita anche la persona modesta a plasmare la propria vita invece di lasciarsi trascinare dal destino e anche a non lasciarsi calpestare dagli altri.

In pratica, come recita un proverbio, Se il tuo lume brilla più degli altri siine felice, ma non spegnere mai il lume degli altri per far brillare il tuo.

Secondo me la conclusione è chiara: modestia è una virtù fatta di consapevolezza dei propri talenti, rispetto di sé che rifugge il sentirsi migliore degli altri. 

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La definizione di “ relazione di aiuto ” nasce nel 1951 quando Carl Rogers nel 1951 specificò che si tratta di " una relazione in cui almeno uno dei due protagonisti ha lo scopo di promuovere nell'altro la crescita, lo sviluppo, la maturità ed il raggiungimento di un modo di agire più adeguato e integrato ”. Carl Rogers è il fondatore del counseling . C’è spesso confusione tra relazione educativa e relazione di aiuto ma la confusione, a mio avviso, nasce in buona parte dal fatto che chi molto di quanto è stato scritto per argomentare le due tipologie di relazione nasce in ambito universitario e didattico, interessandosi più degli aspetti istituzionali che del lato pratico. Certamente chi educa aiuta, e chi aiuta educa , ma se ci riferiamo ad un contesto ben preciso, come quello dell’attività professionale quotidiana di un farmacista, ci sono alcune differenze molto specifiche. Ma in sostanza, serve davvero al farmacista conoscere le differenze? Il farmacista, in termini di comunicazione, svolge diversi ruoli e necessita di estrema flessibilità per passare da un ruolo all’altro o, meglio, per mettere in campo ogni volta le specifiche competenze che sono più utili. Per far meglio il proprio lavoro, o per affaticarsi meno nel farlo, è dunque utile conoscere e familiarizzare con i concetti basilari e le tecniche proprie di uno o dell’altro ruolo. Mi spiego meglio. Il farmacista vende . Non salute, ma prodotti. Le tecniche di vendita gli servono dunque per vendere meglio e anche per acquistare meglio, o saper controbattere ai venditori che incontra. Il farmacista consiglia . Il farmacista supporta il paziente e il medico per ottenere la massima adesione alle terapie. Il farmacista ha un importante ruolo sociale per migliorare salute e qualità di vita della popolazione. Le cose si complicano. Le tecniche di vendita non servono più, e in realtà non servono nemmeno quando il farmacista vuole passare dal puro atto di vendita alla più redditizia fidelizzazione del cliente. Ipotizziamo tre diverse situazioni, molto comuni nell’attività quotidiana. Il cliente presenta una prescrizione medica un po’ complessa e chiede aiuto per meglio comprendere e ricordare la posologia e la durata della terapia. In questo caso è ottimale far ricorso a tecniche di coaching , strumenti finalizzati al raggiungimento di uno specifico obiettivo. Il cliente ha un problema, non sa che fare, vuole suggerimenti e consigli, non sa neanche se andare dal medico o no. È preoccupato, ma confuso. È la classica situazione della relazione di aiuto. Il cliente ha un problema di salute. È sotto controllo medico, ma ha letto su qualche sito un po’ di tutto, sa che deve modificare il suo stile di vita o la sua alimentazione. Qui il farmacista passa al ruolo di educatore sanitario : chiarisce i dubbi, elimina le sciocchezze, fornisce suggerimenti. Ma quali sono le tecniche, le regole del gioco nei diversi ruoli? Un po’ di pazienza …
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